(Inviata il 18 febbraio 2000)
Amici carissimi,
questa settimana torneremo su due argomenti di importanza <vitale>: la salute e l’igiene alimentare.
Affronteremo l’argomento della salute attraverso un articolo tratto dalla rivista “Alpha Dimensione”, dicembre 1998, scritto dal Dr. Adolfo Panfili. Abbiamo avuto la gioia di ascoltare personalmente la saggezza del Dr. Panfili durante la Cerimonia del Wesak a Torino al quale da anni partecipa.
L’argomento dell’Igiene Alimentare tratterà l’alimentazione naturale e la dieta mediterranea e sarà il primo di una serie di articoli dedicati all’alimentazione sana, punto di fulcro per la salute fisica e... non solo.
Buona lettura!
Marilù
SOMMARIO:
§ Salute non significa assenza di malattia (1)
Salute non significa assenza di malattia, ma molto di più.
In sanscrito la parola salute è: «svastya» che vuol dire “essere se stessi”; dal significato sanscrito la svastica, simbolo solare ad andamento destrorso, crea salute. Invece la stessa croce invertita (dai mistici diabolici del nazismo) sottrae energia e crea i presupposti della malattia.
Salute implica essere centrati, ritrovando il momento in cui lo Yin e lo Yang sono in perfetto equilibrio tra di loro. La lingua anglosassone conia il termine «health», ovvero salute, che trae la sua radice etimologica da holy = santo e whole = intero. Solo quando si recupera questa unità assoluta la salute scaturisce e “quando si è tutt’uno, si è anche santi”, sosteneva Patanjali, mentre noi miseri mortali ci accontentiamo di stare bene.
La malattia è la conseguenza del blocco del flusso dell’energia del corpo.
Quando esiste una interruzione, la si percepisce inconsciamente. Quando tali sensazioni saliranno al livello del sub-conscio, allora si comincerà a somatizzare con i primi sintomi di irritazione, di affaticabilità e di stanchezza. In questi casi è frequente la percezione di qualcosa di anomalo e tutto sembrerà spesso andare per il peggio.
Viene riferito il pensiero di una influenza negativa posta in relazione a qualcosa di esterno, mentre è qualcosa all’interno che si è ammalato e il disturbo si dirige nel corpo.
Trascorriamo la maggior parte della nostra vita facendo finta di essere sani, soprattutto perché non sappiamo realmente la salute cos’è sino a quando non ci ammaliamo veramente.
Sperimenteremo la salute in assoluto, ottemperando ai sei precetti ortomolecolari di vita che sono i seguenti:
§ rispettiamo ciò che mangiamo, perché siamo ciò che mangiamo;
§ rispettiamo ciò che beviamo; le acque sono il principale strumento di guarigione: non sprechiamole!
§ rispettiamo ciò che pensiamo (a volte un pensiero negativo può essere più tossico di un alimento);
§ rispettiamo dove dormiamo: l’influenza del sito del cosiddetto stress geopatico rivestirà un ruolo predominante nella medicina del terzo millennio;
§ rispettiamo l’attività fisica che svolgiamo, perché ci è stato affidato in uso un corpo che dimentichiamo di utilizzare, mentre l’esercizio fisico bene eseguito può essere panacea a molti problemi irrisolti;
§ rispettiamo ciò che respiriamo. L’ecologia moderna si è preoccupata principalmente di identificare le fonti d’inquinamento ambientale senza proporre valide alternative. Bisognerebbe avere il coraggio di ripudiare molti simboli di falso benessere, come l’uso indiscriminato dell’autovettura, a causa del quale dimentichiamo di esercitare gli arti inferiori, o l’industrializzazione a gatto selvaggio di aree urbane abitative, problemi che già abbiamo ampiamente affrontato nei nostri libri.
Dunque la salute sarà un’interessante epopea per il terapeuta alle falde di questo nuovo millennio e sarà ancora più importante afferrare che “la sostanza è la vita” in quanto la materia è fornita di vita stessa. Il concetto di ilozoismo, tanto caro ai filosofi greci, si sposa a seconda delle forme con cui si presenta con un’insita potenza alla quale dà la forza della trasmutazione; tutto ciò confluisce nel panpsichismo che enuncia che la materia è viva e che ha quindi una sua psiche, ma se la materia è viva e pensante si è raggiunto il significato ultimo di Dio ubiquitario ed immanente (panteismo).
“La materia è oppure diviene?”.
Sono questi gli interrogativi che si ponevano i filosofi della scuola eleatica: Parmenide, Zenone ed Eraclito.
Quest’ultimo in particolare affermava:
“Panta rei”, cioè “tutto scorre”, quasi ad indicare che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, perché l’acqua non è più la medesima.
Qualcosa di analogo si verifica anche all’interno del nostro organismo dove le cellule, come acqua corrente, si rinnovano continuamente...
La tutela della salute in passato, come oggi, è il presupposto fondamentale della medicina moderna. Troppo spesso è stato possibile osservare che, per la forza dei meccanismi socio-economici ed etico-culturali, il rapporto tra salute e medicina è stato sensibilmente variato. Ulteriore oggetto di questo rapporto è diventata la malattia da combattere, anziché il mantenimento della salute stessa.
In Oriente, in Mesopotamia ed in Cina in particolare, i cittadini erano tenuti a pagare il medico solo finché godevano una buona salute ed in caso di malattia il paziente aveva il diritto di non retribuire il medico stesso. In un contesto del genere l’aspetto della funzione preventiva assurgeva ad una primaria importanza poiché il benessere dei medici stessi doveva essere tutelato.
Nel Nei-Jing (famoso testo sacro-terapeutico cinese) si dice: “il medico che cura quando la malattia è già conclamata è un mediocre, quello che lo fa alla comparsa dei primi sintomi è accettabile, però quello che lo fa prima che appaiano è eccellente”.
Come sostiene Alice Bailey:
“Effetto, significato e causa spiegano tutta la crescita della coscienza umana”.
La maggior parte degli esseri umani vive inconsapevolmente la propria esistenza nella costante angoscia di evitare dolore e sofferenza, immedesimata esclusivamente nel mondo degli effetti. Invece di accettare l’ampio e fluido corso della vita assimilandone le varie fasi evolutive della guarigione, l’uomo rimane intrappolato nella palude della sofferenza e della ricerca di un magico incantesimo che lo risollevi senza fatica.
Perché non provare ad interrogarsi per comprendere se questa sofferenza non sia piuttosto ciclicamente connessa con disturbi e problemi che scegliamo di vivere? Ben pochi cominciano a muovere i primi passi nella dimensione del significato e solo uno sparuto drappello di argonauti dell’anima è consapevole, o in procinto di esserlo, delle cause che producono gli effetti rivelati del significato.
E tempo di focalizzarci sui requisiti fondamentali necessari per inoltrarci verso illuminazioni interiori. Questi lumi diraderanno le fosche nebbie della morte, rischiarando ciò che così a lungo ha segregato nel vincolo del terrore e della disperazione il genere umano.
Tra questi requisiti indispensabili per l’alchimia interiore della guarigione, per sconfiggere le malattie e curare il corpo dovremo fare nostre metodiche nuove che ibridano l’approccio metafisico a quello scientista einsteiniano.
Note biografiche degli autori
VALERIA MANGANI, sudafricana di nascita, americana di studi, italiana di adozione, è dietologa, docente e Fellow dell’Oceania College of Clinicai Nutrition in Australia, Gemmologa presso il GLA. (Gemmological Institute ofAmerica) e ama applicare l’uso dei cristalli nella guarigione. Cofondatrice dell’A.IM.O., è coautrice con il marita del primo libro uscito in Italia sulla «candida» intitolata “Candida l’epidemia silenziosa: allergia al XX secolo?”
ADOLFO PANFILI, medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatolagia dell’Apparato Locomotare dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, ha perfezionato i suoi studi negli USA e in Oriente. È Presidente Onorario dell’Associazione Internazionale di Medicina Orto-molecolare, ufficialmente riconosciuta dal due volte premio Nobel Linus Pauling.
Appassionato studioso di Teasofia e medicina tibetana, unico medico in Italia specializzato nella tecnica americana di guarigione quantica.”B. E. S. T. “ (Bioenergetic Synchronization Technique) e Network, ha pubblicato molti articoli scientifici. saggi e libri tra i quali “Il ginocchio”, “Aminoacidi per la vita”, “Medicina Orto-molecolare: una Terapia a misura d’Uomo”, “La Dieta pH - Misurate il vastro pH per la salute ortomolecolare del corpo, della mente e dell’anima”, argomenti su cui tiene conferenze in tutto il mondo. Esercita a Roma dal 1980.
L'ALIMENTAZIONE TRADIZIONALE E LE FOLLIE ALIMENTARI (2)
Per noi italiani l’alimentazione tradizionale è rappresentata di norma, per i pasti consumati in casa, da:
Un primo piatto amidaceo (pasta o cereali o patate)
Un secondo piatto proteico (carne o pesce)
Frutta.
Il pasto è accompagnato da un moderato consumo di vino. Il primo piatto tuttavia viene anche sostituito o integrato con verdure cotte, con legumi o con piatti misti. Il secondo piatto viene sostituito o integrato con formaggi, salumi, uova cotte od altri cibi proteici.
L’insalata di ortaggi freschi crudi può essere presente, ma sempre in quantità modesta, tale da costituire un contorno e non una pietanza.
La frutta viene spesso sostituita o integrata con dolce e gelati, seguiti inevitabilmente da bevande arbitrariamente ritenute digestive (caffè, amari, wisky, ecc.).
Una prima considerazione critica e facilmente proponibile consiste nel rilevare un ECCESSO nel consumo di alimenti, sia quando i piatti sono solo tre, che (ancora peggio) quando salgono a quattro o cinque o più.
Il consumo in eccesso degli alimenti comunque non è il solo errore alimentare. Vi sono ancora altri errori che è possibile riscontrare nel comportamento di massa degli italiani.
Ci sono persone che non mangiano quasi mai frutta o verdura, o mangiano eccessivamente pasta o eccessivamente carne, trascurando gli altri alimenti, sottoponendo il proprio corpo a carenze o eccessi che possono condurre a squilibri metabolici.
Per nutrirci con i cibi tradizionali è sufficiente una sola pietanza, costituita da un piatto farinaceo o da un piatto proteico (se necessario abbondante), preceduto da una ricca e ben variata coppa di insalate ed ortaggi freschi (monodieta).
I cibi farinacei sono chiamati “PRIMI PIATTI” per distinguerli dai cibi proteici chiamati in gastronomia “SECONDI PIATTI”, ritenuti più importanti per la nutrizione, per il loro contenuto di proteine complete.
Tuttavia, sotto il profilo calorico, i “primi piatti” non vanno considerati come piatti poveri, potendo fornire un apporto calorico ben maggiore dei piatti proteici.
La FRUTTA va mangiata lontana dai pasti, a stomaco vuoto, preferibilmente a colazione o a merenda, per evitare fermentazioni.
La molteplicità delle pietanze, specie se sfiziose sia nella presentazione che nella preparazione, ci gratifica e ci compensa di tante contrarietà che ci offre la vita. Il piacere che ci offre è tuttavia effimero, dura quei pochi secondi, che il bolo salivare impiega per formarsi ed essere deglutito. La diversità dei cibi ingeriti stimola di continuo l’appetito (stimolo psicologico), privandoci tuttavia del piacere della sazietà. Questa si avverte solo quando si mangia per fame (bisogno fisiologico di nutrizione delle cellule) e non per appetito o golosità.
Specialmente quando si mangiano diverse pietanze di cibi cotti, scarsi di fibra o di uno o più nutrienti, non si avverte mai la sazietà. Si mangia fino a quando lo stomaco è stracolmo e sofferente. La sofferenza continua con la digestione tutt’altro che fisiologica. Se non si dispone di molti succhi digestivi può instaurarsi la cattiva digestione, con formazione di fermentazioni, putrefazioni, meteorismo (aria) intestinale ed intossicazioni.
Se si ha un forte potere digestivo, la quantità di cibo superiore alle necessità nutritive, viene trasformato in grasso, predisponendo al sovrappeso, all’obesità ed alle patologie connesse ad essa.
ASSOCIAZIONE DEI CIBI
Molte persone ignorano la corretta combinazione dei cibi nei singoli pasti.
Associando nello stesso pasto cibi con incompatibilità chimiche fra di loro si perdono i vantaggi ed il piacere d’una digestione fisiologica.
Associando pane, pasta e amidacei (a digestione alcalina) con frutta (a digestione acida) si da origine a fermentazioni. Associando amidi con proteine (a digestione acida) si dà origine a putrefazioni.
Questi errori alimentari si accentuano, trasformandosi in vere e proprie «follie alimentari», quando si consumano pasti fuori di casa, in compagnia di parenti ed amici.
Lo scopo di queste riunioni a tavola dovrebbe costituire un piacevole intrattenimento per dividere le gioie della tavola con gli altri, facenti parte del gruppo ristretto d’appartenenza sociale. La convivialità è un mezzo efficace di maggiore integrazione al gruppo.
Dovrebbe essere inoltre un’occasione per nutrirsi rilassati, trasformando gradevolmente i cibi in energia. Il che avviene soltanto in limitate occasioni.
Nella realtà odierna soggiogata dal consumismo freneticamente imperante, si assiste ad una deformazione del concetto di cibo, non più considerato come un mezzo per procurarsi piacevolmente la nutrizione, bensì come un’ossessiva stimolazione dei piaceri della gola, trascurando i danni che procuriamo al corpo.
Gli inviti a tavola vengono considerati (a tutti i livelli sociali) come manifestazioni di ricchezza ed ostentazione dello “Status simbol”.
È possibile infatti assistere a pranzi luculliani, a buffet con diecine di portate, a cene notturne di migliaia di calorie, con tanti assaggi ed assaggini, che costituiscono miscugli antifisiologici.
Gli effetti negativi di una abituale alimentazione di questo tipo, quasi sempre non sono immediati, in quanto la resistenza del corpo e la sua naturale predisposizione a vivere in Salute sono veramente straordinarie, riuscendo spesso a prevalere ad una vita di errori.
Ma quando il sistema digestivo è debilitato ed il corpo non dispone di energia sufficiente per liberarsi attraverso i suoi organi escretori da un accumulo delle sostanze di rifiuto (tossine) superiore al livello di tolleranza, allora elevata tossiemia, malattia e perdita della Salute diventano inevitabili.
Tanti errori provocati dai piaceri incontrollati della gola e dalle follie alimentari, alla fine si pagano con sofferenze, con debilitanti mutilazioni chirurgiche, con 1’accorciamento dei propri anni di vita.
Soltanto poche persone che hanno la fortuna di seguire più o meno istintivamente le regole di una corretta alimentazione, riescono a prolungare la loro vita, sereni e senza malattie, tanto da meravigliare per la loro longevità.
LA DIETA MEDITERRANEA
Un blando tentativo di arginare i danni provocati dalle follie alimentari e dalla dieta tradizionale è stato fatto nell’ultimo ventennio con la “dieta mediterranea”.
Venne rilevato dall’O.M.S.(Organizzazione Mondiale della Sanità) che la mortalità per malattie cardiovascolari era molto più bassa in alcuni paesi bagnati dal Mediterraneo (Grecia, Spagna, Portogallo e Francia) rispetto ad alcuni paesi del centro-nord Europa (Scozia, Finlandia, Irlanda, Inghilterra, Polonia, ecc.) nonché negli Stati Uniti. Nei primi esisteva un elevato consumo di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, pesce ed oli vegetali ad elevata presenza di grassi monoinsaturi e polinsaturi (olio d’oliva extravergine ed oli di semi, spremuti a freddo).
Negli altri paesi prevaleva un consumo di cibi di origine animale con elevata presenza di acidi grassi saturi, di proteine (carne e derivati) e di zuccheri industriali (dolci, gelati, bibite zuccherate, ecc.).
La diffusione degli alimenti vegetali, ad elevato contenuto di acidi grassi insaturi e la riduzione del consumo di carne, uova e formaggi, ha contribuito nei paesi centro-nordici e negli Stati Uniti a ridurre la ipercolesterolemia e la mortalità connessa.
Nei paesi mediterranei i benefici sulla Salute sono meno evidenti, rispetto agli anni precedenti, perché è mancato la riduzione del consumo di carne, uova, formaggi grassi, zuccheri industriali, alcool e tabacco da una parte e l’incremento accentuato del consumo di frutta e verdura dall’altra.
L’Igiene vitale privilegia i consumi di frutta e verdure, ma non ritiene i cereali (pane, pasta e polenta) ed i legumi cibi specifici per l’organismo umano, capaci di assicurare un alto livello di Salute.
LA RIFORMA ALIMENTARE
Per migliorare la qualità della vita urge una riforma alimentare. Per la maggior parte delle persone può essere utile un’educazione alimentare e sanitaria, che lo Stato e la Scuola a tutt’oggi non danno.
I mass-media (giornali, TV, ecc.), in verità hanno compreso l’importanza del problema e l’interesse che lo stesso suscita presso un largo strato della popolazione, fornendo servizi e programmi educativi. Tuttavia i risultati sono inadeguati a causa delle interferenze pubblicitarie, della distanza che separa i giornalisti e gli esperti televisivi dalla massa degli interessati, per l’indifferenza se non per l’avversione strisciante d’una parte della classe medica che teme che i propri profitti economici vengano compromessi. La sede più opportuna per un’educazione alimentare e sanitaria, ci sembra la scuola, ove, il contatto tra docenti e studenti (d’ogni età) può essere più sincero, profondo, continuo, amorevole e senza implicazioni negative di natura economica.
BIBLIOGRAFIA
§ (1) Valeria Mangani-Adolfo Panfili - Panfhealing - ed. IDM pag. 156 - £. 25.000
§ (2) Dr. Antonio Elia - La salute è nelle tue mani - ed. LFL, F.lli Laterza