Lettera Nº6: La natura come terapia del benessere

(Inviata il 25 febbraio 2000)

 

Carissimi,

la lettera di oggi è stata tratta da una conferenza che ho tenuto al Convegno di Naturopatia di Palermo. “La natura come terapia del benessere” nel 1997, parla dell’importanza del respiro per la salute.

Buona lettura!

Marilù

L'ENERGIA DEL RESPIRO

Il respiro è la manifestazione fondamentale della vita. La prima manifestazione che accompagna la nostra venuta in questo mondo è un’ inspirazione, e l’ultima, che sopraggiunge con la morte è anch’essa un sospiro accompagnato da un’esalazione. Tra questi due istanti si accompagna l’intero ciclo della vita umana.

L’aria che respiriamo e il sistema respiratorio, con le sue molteplici funzioni svolgono un’azione fondamentale per la salute del corpo fisico.

Ogni volta che l’aria entra ed esce nei nostri polmoni si ha anche un coinvolgimento più sottile della nostra vita profonda. Basti pensare alle alterazioni del ritmo del respiro con il variare delle nostre emozioni: la gioia e l’eccitazione rendono il respiro più profondo e più rapido, mentre la paura e il panico generano apnea e blocchi respiratori.

Dal punto di vista psicologico l’atmosfera viene condizionata da vari fattori quali il clima, la temperatura, le scorie tossiche, le esalazioni industriali, l’altitudine; ma anche dai fattori sociali, emotivi, educativi. Ciascuno di questi fattori influisce sul nostro ecosistema individuale, influenzando direttamente le nostre capacità respiratorie. La respirazione diviene quindi, un aspetto particolare di un processo assai più ampio che investe l’intero sistema della vita sul nostro pianeta, influenzando anche il nostro modo di vivere, di esprimerci, di agire.

Respiro è sinonimo di vita. Nei miti della creazione, Dio crea il mondo generandolo da un soffio vitale, e anche l’uomo viene animato grazie al soffio della narice divina.

Al contrario, i termini usati in psicoterapia, quali ansia, richiamano all’etimologia latina di angere (stringere, reprimere) l’emozione dolorosa di una morsa in cui ci sentiamo soffocare. In effetti la sensazione emotiva dell’angoscia corrisponde alla sensazione fisica di mancanza d’aria, di un’atmosfera “opprimente, irrespirabile” che ci impedisce di respirare.

Abbiamo detto che l’intero ciclo della vita potrebbe essere misurato dal primo all’ultimo respiro che esaliamo. Nel corso della nostra vita accumuliamo una serie di schemi emotivi e di modelli di comportamento che influenzeranno la nostra vita emotiva e la respirazione. Al momento della nascita non siamo consci di respirare, eppure il fenomeno della respirazione in quel momento è come un imprinting che condizionerà l’ intera esistenza.

LA NASCITA È UN AVVENIMENTO DI ENORME IMPORTANZA, UNA SORTA DI MODELLO CHE IMPRIME SULL’ORGANISMO LE PRIME ESPERIENZE DI SEPARAZIONE, DI AUTONOMIA E DI CAMBIAMENTO. LA RESPIRAZIONE DEL BAMBINO APPENA NATO DIPENDE DALLE EMOZIONI CHE QUESTI HA PROVATO NEL VENIRE ALLA LUCE, DAL TRAUMA DEL PARTO E DA QUANTO PRESTO E COME SIA STATO RECISO IL CORDONE OMBELICALE.

Successivamente, durante la crescita, l’educazione, e le esigenze biologiche e sociali lo costringono a conformarsi a certi modelli di comportamento che coinvolgono anche la sua respirazione naturale. La forza dei compiti che ci assumiamo e i divieti che riceviamo dal mondo esterno hanno implicazioni anche sulla respirazione naturale.

TUTTE LE EMOZIONI DI GIOIA, PAURA, DI SODDISFAZIONE E DI FRUSTRAZIONE HANNO UNA DIRETTA RIPERCUSSIONE SULL’ORGANISMO IN SENSO BIOLOGICO E PSICHICO. PERTANTO, OGNI DISTURBO NELLA RESPIRAZIONE SARÀ SEMPRE DOVUTO A SCHEMI INCONSCI DI REPRESSIONE DELLA VITA EMOTIVA CHE SI RIFLETTONO SUL RITMO DEL RESPIRO ATTRAVERSO UN VASTO SISTEMA DI TENSIONI MUSCOLARI E CELLULARI.

La relazione tra respiro ed emozioni

Questa relazione fu studiata per la prima volta nell’ambito della psicofisiologia da Wilhelm Wundt alla fine dell’800. Nel ‘900 molti esperti americani e giapponesi hanno dedicato studi notevoli all’ argomento, esplorando le aree di connessione tra il respiro ed emozioni quali l’ansia, la rabbia e la paura. Inoltre il merito dei ricercatori giapponesi fu di avere aperto nuove prospettive per la psicosomatica della respirazione, in quanto hanno gettato per la prima volta, un ponte tra la medicina occidentale e gli studi sul respiro degli antichi sistemi di terapia naturale come il Tai Chi, lo yoga, il Qi Gong.

L’affinità profonda tra respirazione, sentimenti e salute era già nota agli antichi medici e filosofi greci che ritenevano il fiato come l’ emanazione diretta dello spirito. Questo concetto si trova sia nella medicina di Ippocrate che nel sistema terapeutico di Avicenna. Nella lingua latina il soffio animatore è reso con il termine Anima e Spiritus; in greco con Psyché, con thumos e pneuma. Quest’ultimo termine diviene il simbolo stesso dell’uomo vivente, che accanto all’intelletto, possiede un’energia-respiro.

Parallelamente tutte le concezioni orientali sono centrate sul respiro, partendo dal principio che esiste uno stretto collegamento tra energia mentale e respirazione. Per questo i sistemi di yoga e di autoguarigione si rivolgono direttamente alla coscienza per attuare un controllo sistematico del ciclo respiratorio, modificando i sentimenti e dominando le passioni.

ESISTE DUNQUE UN RIFLESSO DIRETTO DEI NOSTRI SENTIMENTI SUL RESPIRO.

CIASCUNA EMOZIONE SI INSERISCE SEMPRE IN UN CICLO DI BISOGNI E IMPULSI CHE INCLUDONO L’INTERO FUNZIONAMENTO DELL’ORGANISMO.

In tal modo possiamo notare che tutte le emozioni come la gioia, la tristezza, la rabbia, o il risentimento hanno ripercussioni su organi fisici quali il cuore, il fegato, i polmoni e i sistemi muscolare e circolatorio.

L’intera esistenza psicologica oscilla tra due poli opposti:

§         la liberazione emotiva, che conduce al libero flusso dell’energia;

§         la repressione, che tende a chiuderci e a bloccare l’energia.

 

La gioia e la soddisfazione ci schiudono nuovi orizzonti e a queste emozioni si accompagna una respirazione ampia che sembra riflettere il nostro sentimento di distensione e di gratificazione. Al contrario, la tristezza, la frustrazione, la rabbia e la paura agendo con spinte depressive sul nostro sistema endocrino e sull’apparato cardiovascolare mettono il nostro organismo in uno stato di allarme, rafforzando la frequenza respiratoria e cardiaca, rendendo il respiro irregolare o addirittura strozzato. È sintomatico come la parola angoscia derivi dal termine latino angustia che esprime lo stato psicosomatico di tensione e restrizione del flusso di energia vitale. Pertanto, esiste un riflesso costante tra il respiro e i processi psichici, fino al punto che non possiamo immaginare alcun sentimento o pensiero che non abbia una diretta ripercussione sul respiro.

Stati di coscienza e respirazione:

Uno degli aspetti interessanti del fenomeno respiratorio riguarda il suo utilizzo in un numero crescente di terapie psicologiche. Gli anni sessanta e settanta sono stati un’esplosione di ricerche straordinarie per la nuova psicologia e medicina. Il R******ing, V****ion sono tra queste. Ma già nello Yoga e nella meditazione l’uso corretto del respiro è essenziale. Ad esempio, studi svolti dall’università di medicina di Los Angeles e di Harvard dimostrarono la spontanea riduzione nel consumo di ossigeno nel corso della meditazione. Infatti, sebbene nella meditazione e nel sonno il respiro sia profondo, il consumo di ossigeno cala in misura notevole.

Respirazione e sonno:

Questa correlazione è risultata assai interessante soprattutto in seguito alle più recenti ricerche sulla neurofisiologia del sonno. Fino ad una trentina di anni fa potevamo distinguere solo due stati di coscienza: la veglia e il sonno. Le registrazioni EEG (i tracciati ElettroEncefaloGrafici), effettuate per tutta la notte, evidenziarono che il sonno ha un andamento ciclico caratterizzato da almeno cinque stadi, i primi 4 definiti come periodo NON REM e lo stadio REM. Quest’ ultimo è stato definito anche “paradossale”, per una serie di reazioni e modificazioni biochimiche e psicologiche che avvengono nell’intero organismo (rapidi movimenti oculari e maggiore attivazione neurovegetativa). Inoltre questo stadio è caratterizzato pure da una notevole riduzione del tono muscolare, fino alla sua completa scomparsa.

Sembra che il sonno profondo e tranquillo sia caratterizzato dalle onde theta, associate alla serenità e alla creatività, con dei picchi periodici che segnalano la riapparizione di onde delta, corrispondenti a ritmi di minore ampiezza. La lunghezza d’onda lenta rappresenta un modello di attività elettrica che compare se la corteccia del cervello non sta elaborando informazioni provenienti dall’esterno, come quelle visive.

Quando siamo fisicamente rilassati e chiudiamo gli occhi respirando profondamente, senza addormentarci, produciamo una lunghezza d’onda ritmica con una frequenza che va dagli 8 ai 13 cicli al secondo.

Una descrizione fisiologica della respirazione in termini di EEG può essere interessante, in quanto più aumenta lo stato di profondità del riposo (sempre senza sonno), più facilmente possiamo riscontrare l’ apparizione delle onde caratteristiche della tranquillità: le onde theta, tipiche del sonno profondo. Se il ritmo respiratorio è ancora più regolare e intenso, la produzione di queste onde aumenterà sensibilmente. Avviando poi una respirazione circolare come quella del R******ing, le onde theta aumenteranno ancora in frequenza stabilizzandosi in corrispondenza dell’assoluta quiete mentale. Questo stato può riscontrarsi solo con il R******ing che, nelle fasi più avanzate, costituisce un naturale sostituto del “sonno biologico”, con la sola differenza che si tratta di un “sonno cosciente”. Il R******ing può dunque indurre quei processi di riposo e riequilibro del sistema nervoso che corrispondono alla funzione del sonno.

Fu Rank a dimostrare che “lo stato di sonno, con il suo automatico ripetersi ogni notte, ci autorizza a credere che anche la persona normale non abbia mai completamente superato il trauma di nascita (Rank “Il trauma della nascita, 1988, p. 90). Il fatto che il R******ing sia una tecnica rivolta a superare il trauma di nascita, dimostra la sua affinità con il fenomeno del sonno.

La dimensione simbolica dell'aria:

Noi non viviamo solo in un universo di cose materiali; l’intera nostra esistenza è costellata da comunicazioni subconsce e sottili con cui entriamo in contatto con gli altri.

I quattro elementi: Acqua, Aria, Fuoco; Terra, pilastri nelle antiche filosofie, sono divenuti poi, con la psicanalisi e con la medicina psicosomatica, di nuovo punti di riferimento di una diagnosi della nostra vita esteriore, collegata alla fisionomia interiore. Così il rapporto tra malinconia, temperamento linfatico e l’elemento acqua è ben noto ai medici omeopatici, mentre il temperamento collerico è notoriamente collegato all’impeto dell’elemento fuoco.

La nascita è un evento che caratterizza il momento di passaggio tra due elementi che, simbolicamente, rappresentano due dimensioni contrastanti: il mondo tranquillo dell’Acqua, l’archetipo materno, che esprime la memoria e l’inconscio, e il mondo dell’Aria, la dimensione spirituale del vento e delle repentine trasformazioni eteriche in cui si svolgono, in continuo fermento tutte le attività vitali. Questa transizione, così violenta da una dimensione all’altra, segnerà profonde ripercussioni sull’intera vita, come sull’intero organismo. Prima della nascita eravamo nutriti nel grembo materno, venuti alla luce, dobbiamo imparare a respirare da soli; questo è anche un simbolo drammatico di quella autonomia e autosufficienza che non sempre siamo pronti ad accettare.

La dimensione dell’Aria è connessa alla nostra affermazione nella vita.

Possiamo dire che tutta la filosofia del respiro, che fa da sfondo al Rebirting, nasce e si sviluppa qui. Da questo nucleo prende l’avvio pure l’aspetto psicosomatico della respirazione, per cui l’asmatico e il malinconico soffrono entrambi della stessa nostalgia, che la psicosomatica legge ricorrendo al codice dei simboli come la nostalgia della madre e l’inconscio bisogno di ritornare nel suo grembo. Il linguaggio dei simboli è un sistema di comunicazione universale che si avvale delle emozioni e delle immagini, come dei moti interiori dell’ anima. Non c’è sofferenza senza rimozione, insegna la psicologia del profondo, e potremmo aggiungere: “Non c’è respiro senza emozione, e quindi senza repressione”.

Lo scopo del R******ing è quello di rimuovere questa repressione e di aprirci alla vita, rinnovando in modo gioioso e naturale l’evento della nascita. La parola R******ing, infatti significa rinascita. Lavorando con il respiro in profondità, possiamo scoprire che nel nostro corpo e nelle emozioni rimangono le “tracce” dell’evento biologico della nascita, che il respiro continua ad esprimere con il suo ritmo alterato o spento.

Inspirazione ed espirazione:

Il processo del respiro ha una doppia dinamica, fisiologica e simbolica.

L’atto dell’inspirare è un in-spirare, cioè un soffiare interno, collegato alla sfera emotiva del piacere e del sentimento. È la funzione yin della vita, profonda e ricettiva. Al contrario l’espirazione è la funzione yang che rappresenta l’impulso creativo, il dono di sé. In effetti nel circolo inspirazione-espirazione è racchiusa la formula più elementare della vita. La nostra venuta alla luce è seguita da un’ inspirazione, mentre lasciamo questo pianeta restituendo un ultimo respiro all’atmosfera. Con questo respiro passiamo dal mondo dell’aria al mondo della Terra, che simbolizza, come quello dell’acqua, il ritorno alle origini, al Grembo infinito della Grande Madre.

Inspirare vuol dire immettere aria nel polmoni, cioè assimilare energia e rendere possibili nuove trasformazioni. È questo il significato dell’ ispirazione del letterato e dell’artista che vivono, appunto, nella dimensione più sottile ed eterica dell’aria, e, proprio per questo sono più soggetti a malattie psicosomatiche (vedi Kafka e Chopin o l’enfisema di Proust). Tutti gli atti che compiamo nella nostra vita sono influenzati dalla frequenza inspirazione-respirazione. Così è per le attività lavorative, e quelle sportive, per lo svago e per i momenti affettivi di maggiore interiorità.

L’atto sessuale ha pure un suo ritmo respiratorio, il pianto, il riso, il dolore e lo stupore agiscono direttamente sulla funzione respiratoria; viceversa tutte le alterazioni del respiro, in particolare ogni contrattura al torace o l’asma, sono sintomi di una perturbazione dell’armonia individuale, che esprime il disturbo della struttura profonda dell’io.