Lettera N° 24: Il latte

(Inviata il 15 settembre 2000)

 

Tratto da: http://www.progettogaia.org/

LATTE

Cosa c’è di sbagliato nel latte? Questo è uno dei temi più delicati, perché nella nostra società il latte ci viene presentato sin da bambini come un alimento sanissimo ed anzi indispensabile per la crescita, ed in più veniamo anche convinti di quanto sia naturale che le mucche vengano munte dall’uomo, e che anzi senza la mungitura le mucche soffrirebbero e morirebbero.

Ma ci sono molte cose sull’industria del latte che non vengono illustrate, e molte cose sui risvolti sulla nostra salute del latte che non vengono dette, che mostrano come quello che ci viene detto da sempre sia una visione parziale della realtà.

LA MODERNA INDUSTRIA DEL LATTE

Partiamo dai metodi di allevamento delle mucche da latte. Il primo punto da chiarire, che vale per qualsiasi tipo di allevamento, è la “naturalità” del mungere le mucche; infatti l’affermazione che viene sempre ripetuta è che se le mucche non fossero munte morirebbero, e questo in effetti è vero, ma non viene detta tutta la verità. Infatti la mucca, così come tutti i mammiferi, secerne un liquido con alto valore nutrizionale dalle ghiandole mammarie (ovvero il latte) dopo aver partorito, con lo scopo di nutrire i propri vitellini nei primi mesi di vita (da 6 a 12 mesi); l’uomo, per poter usare il latte per se stesso, deve portare via dalla madre i vitellini appena nati, per poter poi mungere la mucca. Se alla mucca non fossero tolti i vitellini, essa seguirebbe il ciclo naturale degli eventi, allattando i figli fino a quando non diventino autosufficienti, per poi smettere di produrre latte. In questo ciclo non c’è alcun bisogno dell’uomo!

Dunque la prima grande sofferenza che viene inflitta agli animali è la separazione della madre dai figli, che produce sia stress alla mucca che ha appena partorito, ma soprattutto ai vitellini, che non conosceranno mai l’allattamento naturale dalla madre, e che vengono nutriti tramite tettarelle artificiali nelle prime settimane, per poi passare subito a cibi solidi. Ma questa alimentazione totalmente artificiale rende i vitellini particolarmente esposti alle malattie, infatti il latte materno contiene i naturali elementi nutritivi e anticorpi, mentre con il cibo che viene dato artificialmente ai vitellini, gli allevatori sono costretti ad aggiungere antibiotici e medicinali vari per proteggere gli animali, squilibrati dall’alimentazione scorretta (ricordiamo a questo proposito che il morbo cosiddetto della “mucca pazza”, ovvero la Encefalopatia Spongiforme Bovina, deriva appunto dall’alimentazione).

Ma quale è il destino di questi vitellini separati dalla madre alla nascita? Nella maggior parte dei casi essi sono destinati alla macellazione per produrre carne bianca. In effetti, la carne bianca viene spacciata come alimento particolarmente sano ed adatto ad anziani e bambini, ma la verità è che la carne è appunto bianca perché gli animali vengono alimentati in maniera da assumere pochissimo ferro ed essere di conseguenza anemici (da qui il colore della carne) - questo comporta poi, come abbiamo visto sopra, che per rimediare alla facilità con cui si può ammalare un animale nutrito in tal modo, bisogna compensare con medicinali e antibiotici di vario tipo, che quindi rimangono presenti nel prodotto finale destinato all’alimentazione umana. Non ci dilungheremo qui sulla crudeltà della macellazione e del trasporto degli animali dall’allevamento sino al posto dove verranno uccisi.

Torniamo ora alla madre, ovvero alla mucca da latte. Per produrre latte, essa deve quindi essere messa incinta (questo avviene di solito tramite inseminazione artificiale) alla fine del ciclo di allattamento, che dura circa 10 mesi; viene comunque fecondata verso il terzo mese di allattamento, e non verrà munta solamente nelle ultime settimane di gestazione. Con i ritmi attuali di enorme sfruttamento, una mucca da latte in media viene tenuta per circa 4-5 cicli di allattamento; quando inizia a perdere produttività, a causa di malattie o più semplicemente per l’eccessivo sfruttamento al quale è stata sottoposta, nella maggioranza dei casi viene mandata al macello, per essere sostituita da una altro animale più giovane ed “efficiente”. Quindi, il fatto che l’allevamento di mucche per la produzione di latte non sia cruento è semplicemente un mito, dato che gli animali vengono sfruttati il più possibile forzando la loro natura, e quando hanno raggiunto i loro limiti fisici vengono macellati.

La produzione media di una mucca da latte in un moderno allevamento raggiunge i 35 litri al giorno. Questa quantità è enormemente superiore a quella che sarebbe necessaria a nutrire i vitellini, e viene ottenuta mungendo intensamente l’animale (anche più volte al giorno), che quindi viene forzato a produrre più latte; la produzione può essere anche incrementata tramite la somministrazione di particolari ormoni, come la Somatotrofina Bovina (BST) .Quindi l’animale, nella sua vita produttiva, deve sopportare una enorme quantità di lavoro fisico, molto superiore a quello che sarebbe in natura, ed è appunto per questo sfruttamento intensivo che dopo pochi anni la produzione di latte diminuisce così tanto da rendere più economicamente vantaggioso macellare l’animale. Questo continuo ed intenso sfruttamento è anche causa di malattie, come la mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle), senza contare le malattie che come abbiamo visto derivano dall’alimentazione (che si allontana sempre più dalla naturale per l’animale, per ridurre i costi e massimizzare la produzione).

Per concludere il discorso sugli allevamenti bisogna anche fare alcune annotazioni su quelli più “naturali”, che si distanziano dai metodi intesivi standard appena illustrati. Anche se gli animali si trovassero in condizioni ottimali (ovvero non rinchiusi in angusti spazi, forniti con una alimentazione corretta, etc.), bisogna sempre chiedersi che fine facciano i vitellini alla nascita; e comunque bisogna ricordare che per sostenere un’industria del latte, anche a in una situazione ottimale del genere, andrebbero comunque eliminati quasi tutti gli animali maschi, per conservarne solo alcuni per la riproduzione. Quindi, se anche non esistessero più gli allevamenti di animali “da carne” e si volessero comunque mantenere allevamenti per le mucche da latte, da qualche parte ci sarebbe comunque sofferenza e morte per degli animali.

LATTE E SALUTE

Veniamo ora a discutere di un altro mito che ci viene insegnato sin da piccoli, che il latte è un alimento salutare. In effetti, basterebbe liberarsi per un attimo da tutti le idee che ci hanno inculcato a proposito del latte, e provare a guardare le cose oggettivamente, per rendersi conto di quanto sia innaturale “rubare” il latte di un’altra specie animale, ovvero un nutrimento che dovrebbe essere adatto solamente per gli animali di quella specie, e per giunta solamente per quelli in età da allattamento - e infatti in natura un simile “furto” non avviene per nessun’altra specie (almeno a livello naturale, ovviamente se analizziamo la situazione dei gatti domestici, ci renderemo conto che anche in questo caso è una forzatura, giacché nessun felino adulto, in natura, beve latte di un’altra specie!).

L’industria lattiero-casearia punta soprattutto sul mito del latte come alimento fondamentale per la crescita umana, grazie al suo alto contenuto di calcio; ma vale la pena di chiedersi come mai l’uomo sia l’unico animale che pretenda di sopperire al bisogno di calcio attraverso il latte di un’altra specie, dato che il meccanismo, in natura, è semplice: durante l’infanzia il calcio viene fornito dal latte materno, dopo lo svezzamento i carnivori ricavano calcio dagli animali predati e gli erbivori dal regno vegetale; nessun animale lo riceve dai derivati del latte. Infatti il calcio non è certamente presente solo nel latte, ma anzi si trova in tutti i cibi che crescono sulla terra, ed anzi è stato stabilito chiaramente che i vegetali a foglia verde sono una fonte primaria di calcio utilizzabile nella nutrizione umana. Quindi è sufficiente una dieta sana ed equilibrata a garantire il giusto apporto di calcio all’organismo umano, anche perché bisogna ricordare che non è affatto rilevante la quantità di calcio assunta, ma quella che poi viene assimilata dall’organismo, grazie al lavoro delle ghiandole endocrine - per cui è l’equilibrio che porta ad una giusta assimilazione del calcio, mentre un eccesso di assunzione può anzi causare danni alla salute.

OSTEOPOROSI: Questa malattia è caratterizzata da uno sconvolgimento delle funzioni metaboliche del tessuto che origina processi di demolizione dello scheletro: la struttura è colpita a livello sistemico da una perdita di massa rispetto al volume. Vale a dire che l’osso rimane invariato nella forma ma pesa di meno perché c’è una perdita di materia che per il 99% è costituita di calcio. L’osteoporosi viene comunemente associata ad una scarsa assunzione di calcio, ma invece quasi sempre non è questo il reale motivo del manifestarsi di tale malattia; la perdita di calcio è dovuta a una sua cattiva assimilazione o meglio a una sua. Diversi sono i fattori nutrizionali che intervengono nel processo di mineralizzazione e formazione del tessuto osseo. Carenze o errate combinazioni di questi fattori possono contribuire all’osteoporosi: è vero, quindi, che una correzione della nutrizione può essere di beneficio nel trattamento e nella prevenzione.

Assieme al calcio occorre prendere in considerazione il ruolo delle proteine, vista l’importanza che hanno nella costituzione della matrice organica dell’osso; ed infatti è per questi motivi che il maggiore consumo di latte e latticini non aiuta per nulla la prevenzione dell’osteoporosi, ma anzi ne possono essere fonte, dato che questi alimenti hanno un alto contenuto proteico e una delle cause dell’osteoporosi è proprio un eccesso di proteine animali nella dieta. Infatti le proteine animali tendono a favorire lo scioglimento del calcio dalle ossa ed il suo passaggio nelle urine, per poi essere espulso dal nostro organismo [1]. Altri fattori che favoriscono lo scioglimento del calcio sono l’eccesso di fosforo, la carenza di vitamina D (che regola l’uso del calcio all’interno del corpo), l’uso eccessivo di sale (infatti il sodio favorisce l’espulsione del calcio dai reni [2]) , il fumo [3].

Per prevenire o curare questa malattia non occorre affatto prendere più calcio né tanto meno mangiare più latticini. Bisogna invece diminuire la quantità di proteine ingerite. A riprova di ciò vi sono i risultati di numerosi studi scientifici ed indagini epidemiologiche; uno studio fatto ad Harvard, durato 12 anni, compiuto su 78 000 donne, ha dato questo risultato: le donne che ottenenevano la maggior parte del calcio dai latticini hanno subito più fratture alle ossa di quelle che raramente consumavano latticini [4]. Un altro studio condotto nel 1994 a Sydney, in Australia, su uomini e donne anziani, ha mostrato che un maggiore consumo di latticini era collegato ad un maggior rischio di fratture; in tale studio è risultato che coloro che consumavano molti latticini avevano un rischio di frattura alle anche circa raddoppiato rispetto a coloro che ne consumavano una quantità minima.

SISTEMA CIRCOLATORIO: L’aterosclerosi, la più nota delle malattie del gruppo dell’arteriosclerosi, è caratterizzata dalla formazione di placche (o ateromi) nelle arterie, che limitano il fluire del sangue e quindi l’arrivo di ossigeno ed altri nutrimenti alle cellule, da cui i noti sintomi di mancanza di lucidità mentale dell’arteriosclerotico. Questi tessuti risultano cicatrizzati e quindi fragili e possono gonfiarsi e rompersi (aneurismi) o formare grumi (emboli) che al limite inibiscono del tutto la circolazione. Ciò può avvenire dovunque: nel cervello abbiamo il colpo apoplettico o paresi (ictus), al livello di cuore abbiamo l’attacco cardiaco (morte o necrosi del muscolo non irrorato, detto infarto). Le placche sono ricche di colesterolo, una sostanza simile agli ormoni e presente solo nei cibi di origine animale come carne, uova e latticini.

La causa della lesione iniziale all’arteria alla quale si va a depositare - come se fosse una cicatrice - l’ateroma è tuttora sconosciuta ai medici. Sembra assai probabile, anche in base alla storia alimentare dei soggetti affetti dalla malattia, che la causa sia da ricercarsi nella mancanza nell’alimentazione di cibi vegetali fibrosi ed elastici come i vegetali (in particolare le foglie e i gambi delle verdure). L’aspetto di indurimento, ispessimento è invece - essendo più visibile - ben documentato anche dalla medicina moderna: l’ateroma è causato dal troppo colesterolo ingerito ed è favorito dalla vita sedentaria (che genera ristagno circolatorio), dal fumo, ecc... È interessante notare che invece i grassi ad alta densità lipoproteica (detti HDL) abbassano questi rischi mentre quelli a bassa densità lipoproteica (detti LDL) li aumentano. I primi sono grassi vegetali (oli di ogni specie) e la parte oleosa di ogni cereale, legume o vegetale. I secondi sono i grassi saturi o solidi delle carni o del latte e dei suoi derivati. I grassi saturi aumentano il tasso di colesterolo nel sangue, per cui mangiare alimenti di origine animale, in particolar modo latte e derivati (burro, formaggi, panna), aumenta il rischio di una malattia circolatoria.

In un litro di latte intero ci sono 35 gr di grasso e 10 in uno di latte scremato o magro. Di questi, rispettivamente 20 e 5 sono di grassi saturi. La proporzione cresce molto quando si usa il latte in polvere o condensato e più ancora con i latticini: i formaggi sono per il loro 20-60% costituiti da grassi saturi. Infine, il burro e il gelato o la panna sono dei veri campioni del genere: fino al 90%.

D’altronde anche gli studi epidemiologici mostrano come le malattie circolatorie siano presenti in livello molto inferiore nelle popolazioni che tradizionalmente consumano pochi alimenti di derivazione animale. Nonostante i medici siano restii ad ammettere la dannosità di latte e derivati, a causa delle pressioni dei produttori di tali alimenti e a causa del retaggio culturale, oggi il progresso della ricerca scientifica non solo ha rilevato gli effetti dannosi dei latticini ma riesce anche a prevenire un gran numero di infarti con la diagnosi precoce e consigliando di eliminare dalla dieta i grassi e i prodotti animali.

Studi nei quali si è paragonato lo stato di salute di lacto-ovo-vegetariani e di vegani ha dimostrato che, mentre entrambi godono di miglior salute di chi consuma carne, i vegani hanno uno stato cardiovascolare migliore dei vegetariani che consumano latticini.[5,6]

CANCRO: È stato notato per oltre un decennio che l’incidenza di determinati tipi di cancro è particolarmente alta in quelle regioni o Paesi in cui il consumo di latte di mucca costituisce la componente principale della dieta. Si può dedurre che questo avvenga a causa della costante assunzione di ormoni della crescita che, in natura, sono previsti per la crescita dei vitelli e non degli esseri umani. Sono diverse le ragioni che portano ad attribuire responsabilità per molte forme di cancro all’eccessivo consumo di latte:

Ormoni della crescita. Poichè il latte è un prodotto delle ghiandole riproduttive esso contiene anche una grande quantità di ormoni, tra cui la gonadotropina, ormoni secreti della tiroide, steroidi e un fattore di crescita dell’epidermide. Quando la crescita umana è completata questi ormoni continuano a stimolare le ghiandole e le cellule a una crescita abnormale, portando a uno squilibrio ormonale e a un cattivo funzionamento dell’attività ghiandolare, che sono tra le principali cause nello sviluppo del cancro.

Esaurimento del fegato e degli enzimi del pancreas L’uso eccessivo di latticini produce in varie forme un affaticamento del fegato e del pancreas che in definitiva provoca l’esaurimento e il cedimento dell’intero sistema. A causa della mancanza di enzimi pancreatici e di un adeguato funzionamento del fegato, il corpo non può digerire le proteine estranee, come le cellule del cancro, e perciò ne permette la crescita.

Formazione di cisti, calcoli e fibromi. Tutte le cisti, i calcoli e i fibromi sono direttamente collegati ai grassi e al calcio dei latticini. I calcoli biliari e le cisti derivano dal grasso fritto mentre i calcoli renali dipendono dal latte e dai suoi derivati (yogurt e formaggi). L’irritazione costante provocate dalle cisti e dai calcoli può portare allo sviluppo del cancro sebbene il processo proceda silenziosamente e con sintomi occasionali che, di solito, vengono ignorati fino a quando non ci si trova all’improvviso davanti a un cancro all’ultimo stadio.

I rifiuti metabolici dei latticini stressano continuamente il corpo. Urea, ammoniaca, fosfati, eccesso di calcio e di sodio sono i sottoprodotti della digestione dei latticini. Più si consumano latticini e più questi rifiuti metabolici vengono prodotti: la stimolazione continua che questi rifiuti tossici provocano porta a infiammazioni, ulcerazioni e indurimenti o a crescite maligne. Questa degenerazione viene accelerata se con i latticini si consumano altri cibi altamente tossici come carne, uova, sale raffinato, legumi in eccesso, caffè e alcool. I cancri del rene, della vescica e dell’intestino hanno questa origine.

Estrema povertà di fibre dei latticini. Il latte è un cibo estremamente povero di fibre. Il regolare ed eccessivo consumo di latticini unito allo scarso consumo di cibi con fibra come frutta, verdure e cereali integrali porta inevitabilmente a grave stitichezza, a un graduale accumulo di sostanze tossiche e ad acidosi (alta saturazione di elementi tossici nel sangue). Si crea così una buona base per lo sviluppo del cancro. In particolare, è stato dimostrato [7] come il consumo di latte sia collegato al cancro alle ovaie. Una volta ingerito, lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, nell’organismo viene scisso in un altro zucchero, il galattosio, che a sua volta viene scisso da alcuni enzimi. Quando non sono presenti sufficienti enzimi rispetto alla quantità di galattosio che viene a trovarsi nell’organismo, questo zucchero si accumula, ed è appunto questo che porta danni alle ovaie. Certe donne hanno livelli particolarmente bassi di tali enzimi, e in questi casi il consumo regolare di latticini può portare il rischio di cancro alle ovaie fino a triplicarsi.

DIABETE: Molti studi portano a rilevare una connessione fra l’insorgere di alcune forme diabetiche ed il consumo di latte [8]. Una teoria sempre più accreditata [9] indica che le proteine del latte vaccino stimolano la produzione di anticorpi [10], che, a loro volta, distruggono le cellule del pancreas che producono insulina [11]. La distruzione di queste cellule avviene gradualmente, specialmente dopo le infezioni, ed il diabete tende a manifestarsi solo quando l’80-90% delle cellule sono state distrutte.

Ricercatori finlandesi e canadesi, in un recente studio, hanno trovato alti livelli di anticorpi ad una specifica porzione di una proteina contenuta nel latte bovino, chiamata serum albumin bovino, nel 100% di 142 bambini diabetici studiati quando gli è stato diagnosticata la malattia. Anche i bambini sani possono avere questi anticorpi, ma solo a livelli molto minori. Questo porta a supporre che la combinazione di una qualche predisposizione genetica (però non determinabile) e l’esposizione al latte bovino siano la causa maggiore della forma infantile del diabete.

FERRO: Il latte bovino è estremamente povero in ferro [12] e quindi una dieta basata su latte e latticini può facilmente portare a carenza di tale elemento ed anemia, soprattutto nei bambini. Inoltre studi clinici hanno mostrato come sempre nei bambini il consumo di latte possa portare a piccole perdite di sangue nell’intestino, che, se prolungate nel tempo, portano ad abbassare il livello di ferro nell’organismo. Diversi ricercatori credono che questo fatto avvenga come reazione alle proteine contenute nel latte [13]

INTOLLERANZA AL LATTE: Infine è bene ricordare che, anche a riprova del fatto che alimentarsi con il latte di un’altra specie animale è innaturale, moltissime persone, soprattutto fra le popolazioni asiatiche, non digeriscono il latte. Questa intolleranza può avere differenti cause:

L’intolleranza al lattosio.Questa insofferenza biologica al latte viene motivata non col rifiuto dell’organismo per il latte in toto ma per una sua intolleranza allo zucchero disaccaride in esso contenuto, il lattosio. La scissione per idrolisi del lattosio avviene a livello delle cellule epiteliali dell’intestino ad opera dell’enzima lattasi: ne derivano due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che attraversano la parete intestinale ed entrano in circolo. Coloro che non tollerano il latte presentano diarrea, gonfiore, gas, vomito e altri sintomi: il glucosio non digerito, infatti, causa questi effetti per mancanza di lattasi. Questo deficit di lattasi è presente al 70-90% nei gruppi asiatici, neri e pellerossa americani, arabi, messicani e pakistani. Tra questi popoli - come tra tutti i lattosio intolleranti - il fenomeno si verifica soprattutto in età adulta L’intolleranza alle proteine del latte vaccino. Essa riguarda soprattutto le betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina. I sintomi sono immediati e spesso gravi: gonfiore, diarrea, pallore, coliche, persino anemia causata da emorragie interne. Non mancano episodi polmonari e sono comunissime le malattie della pelle, un tentativo del corpo di scaricare le sostanze indesiderate: nella medicina tradizionale cinese la pelle è l’organo superficiale in sintonia complementare ai polmoni;

L’intolleranza causata da inquinamento batterico o chimico. Esso può avvenire con l’assunzione di latte industrialmente trattato e non ben pastorizzato.

NOTE

§         [1] Remer T, Manz F. Estimation of the renal net acid excretion by adults consuming diets containing variable amounts of protein. Am J Clin Nutr 1994;59:1356-61.

§         [2] Nordin BEC, Need AG, Morris HA, Horowitz M. The nature and significance of the relationship between urinary sodium and urinary calcium in women. J Nutr 1993;123:1615-22.

§         [3] Hopper JL, Seeman E. The bone density of female twins discordant for tobacco use. N Engl J Med 1994;330:387-92.

§         [4] Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA. Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study. Am J Publ Health 1997;87:992-7.

§         [5] Sacks FM, Ornish D, Rosner B, et al. Plasma lipoprotein levels in vegetarians: the effect of ingestion of fats from dairy products. JAMA 1985;254(10):1337-41.

§         [6] Kestin M, Rouse IL, Correll RA, Nestel PJ. Cardiovascular disease risk factors in free-living men: comparison of two prudent diets, one based on lactoovovegetarianism and the other allowing lean meat. Am J Clin Nutr 1989;50:280-7.

§         [7] Cramer DW, Harlow BL, Willett WC. Galactose consumption and metabolism in relation to the risk of ovarian cancer. Lancet 1989;2:66-71.

§         [8] Scott FW. Cow milk and insulin-dependent diabetes mellitus: is there a relationship? Am J CLin Nutr 1990;51:489-91.

§         [9] Karjalainen J, Martin JM, Knip M, et al. A bovine albumin peptide as a possible trigger of insulin-dependent diabetes mellitus. N Engl J Med 1992;327:302-7.

§         [10] Roberton DM, Paganelli R, Dinwiddie R, Levinsky RJ. Milk antigen absorption in the preterm and term neonate. Arch Dis Child 1982;57:369-72.

§         [11] Bruining GJ, Molenaar J, Tuk CW, Lindeman J, Bruining HA, Marner B. Clinical time-course and characteristics of islet cell cytoplasmatic antibodies in childhood diabetes. Diabetologia 1984;26:24-29.

§         [12] Pennington JAT, Church HN. Food values of portions commonly used. New York, Harper and Row, 1989. [13] Ziegler EE, Fomon SJ, Nelson SE, et al. Cow milk feeding in infancy: further observations on blood loss from the gastrointestinal tract. J Pediatr 1990;116:11-8.