Lettera N° 25: La carne

(Inviata il 22 settembre 2000)

 

Tratto da: http://www.progettogaia.org/

CARNE

Il mercato della carne è una delle principali cause dello sfruttamento e della sofferenza animale. È il mondo occidentale industrializzato il maggiore consumatore di carne, e questo perché nel corso del nostro secolo alimentarsi in tal modo è diventato simbolo di benessere e di robusta salute. In verità, cibarsi con la carne è per la salute umana molto deleterio, come dimostrano numerosissimi studi, ma questo moderno mito è veramente difficile da abbattere, non fosse altro che per la consuetudine del consumo di carne, che porta all’incapacità di concepire diete differenti che la escludano. Ma le ragioni per dire basta a questo “stile di vita” sono molteplici.

PER GLI ANIMALI

Prima di tutto si hanno le motivazioni etiche, che si possono riassumere in una semplice proposizione: avere rispetto per la vita degli animali.

Nell’attuale società, si è effettuata una vera e propria scissione fra quello che è il prodotto “carne” e gli animali che ne sono “fonte”, così che risulta veramente difficile, per la maggior parte delle persone, realizzare che quello che si mangia proviene da un animale ucciso appositamente per tale scopo. Questa ultima affermazione non è un eccesso, basti pensare a tutti i bambini che nascono e crescono in città, senza mai venire a contatto con i veri animali; per loro un hamburger è semplicemente un tipo di cibo, dato che non hanno neppure idea di come sia fatta nella realtà una mucca, e del fatto che essa venga uccisa per ottenere ciò che viene dato loro da mangiare con tanta naturalezza.

La realtà degli allevamenti da macello viene nascosta ai più, se non anche presentata in maniera menzognera (ad esempio attraverso la pubblicità di animali felici al pascolo liberi in ampie praterie).

I moderni allevamenti intensi sono dei veri e propri lager, dove gli animali (siano essi bovini, maiali o pollame) sono costretti a passare la loro breve vita in spazi angusti, senza poter seguire i comportamenti naturali che il loro istinto vorrebbe, sia per la mancanza di spazio e di libertà, sia per la privazione della loro naturale vita sociale con gli altri animali. Infatti, seguendo la via che porta a sempre maggiori profitti, si scopre che è molto più conveniente puntare sul numero, ammassando grandi quantità di animali in spazi angusti, che non alla qualità di vita del singolo animale; così negli allevamenti moderni si ha una mortalità abbastanza alta (specialmente fra gli animali appena nati), ma si ha comunque un buon rendiconto economico in virtù del gran numero di animali. Ma la sofferenza degli animali, costretti a passare tutta la loro breve vita in spazi ristretti, alimentati forzatamente con cibo innaturale studiato appositamente per farli crescere a dismisura e prima del tempo, imbottiti di medicinali e antibiotici per evitare le malattie causate dalla condizione di vita terribilmente stressante, non finisce semplicemente con la vita dell’allevamento.

Infatti spesso, per arrivare al luogo del macello, gli animali devono subire lunghi viaggi, stipati senza alcuna possibilità di movimento in camion, patendo fame e sete, soffrendo delle condizioni atmosferiche, spesso per moltissime ore. Ma anche una volta arrivati al macello, la morte non è certo indolore; spesso gli animali devono aspettare molto tempo prima che sia “il loro turno”, assistendo alla morte degli altri sventurati compagni, trovandosi quindi in condizione di terrore ed estrema paura. L’uccisione stessa poi non avviene sempre nella maniera meno dolorosa possibile, poiché chi deve uccidere gli animali, non avendo particolare rispetto per le vittime (viste semplicemente oggetti con i quali si deve lavorare), molto spesso non ha cura nell’effettuare in maniera ottimale lo stordimento preventivo.

Questa è, in breve, la vita tipica di un qualsiasi animale destinato a diventare semplicemente un “prodotto” sullo scaffale di un qualche supermercato.

PER LA NOSTRA SALUTE

Ma oltre che per una basilare forma di rispetto per la vita degli animali, esiste un’altra forte ragione per smettere di mangiare carne: essa non è affatto un alimento indispensabile e salutare, ma è anzi dannoso per l’organismo umano. È stato ormai appurato da numerosi studi scientifici come tumori al colon, all’intestino, all’utero, alla prostata e molti altri abbiano una incidenza molto minore nei vegetariani, soprattutto per quanto riguarda quelli dell’apparato digerente. Ma è stato anche dimostrato come una dieta vegana, evitando i grassi saturi di tipo animale, abbassi fortemente anche il rischio di malattie cardiovascolari, di diabete, di trombosi, osteoporosi, artrite, di malattie renali, obesità e ipertensione. Questi sono i dati che riportano l’andamento del consumo di carne e latticini, e l’incremento di malattie cardiocircolatorie e tumori in Italia nell’ultimo secolo:


 

Anno

Carne*

Latte*

Malattie cardiocircolatorie

Tumori

1910

15

34

69000

21000

1950

22

54

129 000

66 000

1970

54

67

232 000

89 000

1992

86

83

238 000

152 000

 

*kg per abitante - media annuale

Lo sviluppo del consumo di carne nel nostro secolo, che ha assunto sempre più il valore di simbolo di ricchezza e benessere, ha quindi portato l’industria della carne a diffondere sempre in misura maggiore l’idea che la carne sia salutare e necessaria per lo sviluppo. Invece la verità è che l’uomo NON è carnivoro. Infatti, comparando l’organismo umano con quello di un qualsiasi carnivoro (come ad esempio i felini) si notano facilmente le sostanziali differenze.

L’intestino umano è lungo circa 12 volte il suo corpo, mentre tipicamente la misura nei carnivori è solo di circa 3 volte; inoltre in questi ultimi i succhi gastrici sono molto più forti che nell’uomo. Questi due fattori permettono ai carnivori di digerire ed espellere la carne dal proprio organismo velocemente; invece nell’uomo, la digestione della carne avviene molto lentamente, permettendo ad essa di produrre tutte le sostanze tossiche che portano poi agli effetti negativi sulla salute illustrati prima.

Inoltre sono molte altre le caratteristiche che indicano come l’uomo sia per sua natura frugivoro (cioè portato ad alimentarsi con frutta, foglie e semi) ed inadatto ad alimenti carnei. Ad esempio, non è dotato della dentatura tipica dei carnivori (con canini pronunciati per lacerare carne e tessuti della preda), ma al contrario possiede incisivi pronunciati (per addentare e staccare pezzi di frutta) e molari ben sviluppati e piatti (per masticare gli alimenti vegetali, come negli erbivori). Altro fattore è la mancanza di strumenti naturali adatti alla caccia di altri animali, come ad esempio le unghie lunghe ed affilate, presenti solitamente nei predatori carnivori.

PER LO SVILUPPO DEL PIANETA

Bisogna anche sottolineare che la diffusione della dieta vegana contribuirebbe molto anche a risolvere il problema della fame nel mondo; i paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l’allevamento di bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare cereali destinati agli animali d’allevamento (36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto viene utilizzato per nutrire animali destinati al macello).Se tutti i terreni coltivabili della terra venissero usati esclusivamente per produrre alimenti vegetali, si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo; per sottolineare il grande spreco di risorse alimentari, basta riportare che per ottenere un kg di carne occorrono 15 kg di cereali, ed il resto va in escrementi. Inoltre, questi escrementi, a causa della grande quantità, non riescono ad essere assorbiti immediatamente dal terreno, e di conseguenza immettono ammoniaca e metano nell’atmosfera. L’ammoniaca prodotta dagli allevamenti è riconosciuta come una delle maggiori cause di piogge acide, ed il metano va ad aggiungersi a quei gas responsabili dell’effetto serra. Questo avviene anche perché gli escrementi spesso non vengono riutilizzati come fertilizzante, dato che si preferisce l’utilizzo di fertilizzanti chimici che garantiscono maggiore produttività.

Questo enorme spreco di risorse inoltre contribuisce alla devastazione di ampie zone naturali, giacchè moltissime foreste vengono abbattute ogni anno per fare spazio a coltivazioni intensive, che come spiegato in precedenza finiscono per alimentare gli allevamenti, che finiranno con soddisfare l’inutile desiderio di carne di una minima porzione della popolazione mondiale.

...E IL PESCE?

Ma ogni anno, assieme ai milioni di bovini, suini e di pollame che vengono uccisi, avviene anche un’altra grande strage, quella dei pesci. Il pesce, che solitamente ispira meno compassione, non soffre meno degli altri animali; la morte solitamente arriva per soffocamento una volta che si trovi fuori dall’acqua, e non serve sottolineare come questo tipo di uccisione possa essere dolorosa. Anche in questo caso, il fatto che mangiare pesce faccia bene non ha alcun fondamento scientifico, ed anzi è vero il contrario, anche in virtù dell’inquinamento dei mari, che porta i pesci ad assorbire molte sostanze dannose, che ovviamente finiscono per essere assunte da chi li mangia.

Nelle carni di pesci e frutti di mare vari, generalmente è riscontrabile un’alta concentrazione di tossine (fino a 9 milioni di volte la quantità presente nell’acqua nella quale vivono) quali PCB (polychlorinated biphenyls), diossina, mercurio (che danneggia cervello e sistema nervoso), piombo (che riduce lo sviluppo dei bambini), arsenico e diversi pesticidi. A queste sostanze bisogna aggiungere varie tossine di origine naturale, nessuna delle quali percepibile dall’olfatto o dalla vista umana e resistenti a qualsiasi cottura. Queste sostanze nocive - presenti anche negli olii di pesce utilizzati per confezionare capsule medicinali e alimenti - provocano danni ai reni, ritardi nello sviluppo mentale, cancro e morte. Proprio come la carne di bovini e suini, quella dei pesci contiene inoltre grassi, colesterolo e una quantità eccessiva di proteine, dannosi per la salute degli umani che scelgano di nutrirsene. Il tanto propagandato Omega-3, che dovrebbe prevenire le malattie cardiache, è presente anche nei vegetali a foglia verde, nei semi e nell’olio di lino. I PCB sono prodotti sintetici, utilizzati industrialmente fino al 1976, anno in cui vennero messi fuori legge perché cancerogeni. Ma essi permangono a lungo nell’ambiente, modificando la propria composizione e divenendo sempre più tossici. Prima causa in assoluto dell’introduzione di PCB nella dieta umana è il consumo di pesce. I PCB tendono a concentrarsi all’interno di chi mangia questo animale. Questo significa che quelli che assorbi oggi, resteranno nel tuo corpo per decenni. In USA, l’Unione Consumatori ha trovato percentuali di PCB nel 43% dei salmoni, nel 25% nel pesce-spada e nel 50% dei pesci d’acqua dolce.

L’Unione ha inoltre reso noto che circa la metà del pesce analizzato era contaminato da batteri delle feci umane e animali. Sempre in US, ogni anno si registrano 325.000 ricoveri ospedalieri per intossicazioni da pesce contaminato. Il numero di avvelenamenti va considerato certamente superiore, perché non tutti gli intossicati si fanno ricoverare, nè, confondendone i sintomi, simili a quelli influenzali, comprendono la natura del malessere.