Lettera N° 2: L’amicizia
(Inviata il 28 gennaio 2000)
NON ASPETTATE CHE...
Non perdete tempo a sospirare dietro a cose straordinarie, impossibili, non aspettate sognando che vi spuntino ali angeliche.
Non disdegnate di essere un fioco lumicino, non tutti possono essere stelle...
Ma illuminate qualche angolo oscuro facendo luce lì, dove siete.
L’umile candela ha la sua funzione, al pari dello splendido sole, e la più umile azione diventa nobile quando è compiuta con dignità.
Forse non sarete mai chiamati ad illuminare lontane regioni oscure, perciò assolvete la vostra quotidiana missione brillando lì, dove siete.
SOMMARIO:
§ Antoine de Saint-Exupéry - Il piccolo principe (1)
§ Un amico (2)
§ L'Amicizia (3)
§ P. Yogananda - L'amicizia il rapporto umano più bello (4)
In quel momento apparve la volpe.
«Buon giorno », disse la volpe.
«Buon giorno», rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
«Sono qui», disse la voce, «sotto al melo...»
«Chi sei?» domandò il piccolo principe, «sei molto carino...»
«Sono una volpe», disse la volpe.
«Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, sono così triste...»
«Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomesticata».
«Ah! scusa», fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: «Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cerchi?»
«Cerco gli uomini», disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«Gli uomini», disse la volpe, «hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse.
Tu cerchi delle galline?»
«No», disse il piccolo principe. «Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami"...»
«Creare dei legami?» «Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo».
«Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato...»
«È possibile», disse la volpe. «Capita di tutto sulla Terra...»
«Oh! non è sulla Terra», disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa: «Su un altro pianeta?»
«Sì».
«Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?»
«No».
«Questo mi interessa! E delle galline?»
«No».
«Non c'è niente di perfetto», sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: «La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...»
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore... addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose».
«Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe.
«Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami».
«Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un pò lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...»
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti».
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa. è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: «Ah!» disse la volpe, «...piangerò».
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!» disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano».
Poi soggiunse: «Vai a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo.
«Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto».
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
«Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente», disse.
«Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno.
Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo».
E le rose erano a disagio.
«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere.
Perché è la mia rosa».
E ritornò dalla volpe.
«Addio», disse.
«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi».
«L'essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante».
«È il tempo che ho perduto per la mia rosa...» sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
«Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...»
«Io sono responsabile della mia rosa ...» ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
E, seduto sull'erba, piangeva.
All'asilo la tua idea di un buon amico era di quella persona che ti lasciava usare il pennarello rosso-azzurro quando era rimasto solo quello nero che nessuno voleva.
Alla prima elementare la tua idea di un buon amico era quella persona che ti accompagnava in bagno e ti teneva per mano per il lungo corridoio della scuola quando avevi paura.
In seconda elementare la tua idea di un buon amico era la persona che ti aiutava ad entrare in una sala piena di gente.
In terza elementare la tua idea di un buon amico era la persona che condivideva con te la sua colazione quando tu avevi dimenticato la tua sul sedile dell'autobus.
In quarta elementare la tua idea di un buon amico era quello che era disposto a farti ballare con la sua ragazza/o al ballo della scuola, perché tu non rimanessi tutta la notte canticchiando canzoni seduto accanto ai ragazzi/e più sgradevoli della scuola.
In quinta elementare la tua idea di un buon amico era quello che riservava sempre per te un posto sull'autobus.
In prima media la tua idea di un buon amico era quello che chiedeva alla ragazza/o che ti piaceva di ballare con te perché tu non ti sentissi rifiutato.
In seconda media la tua idea di un buon amico era quello che ti lasciava copiare il compito di matematica prima di consegnarlo.
In terza media la tua idea di un buon amico era quello che ti aiutava a conservare i tuoi giocattoli, le figurine e i peluches perché la tua camera sembrasse quella di un adolescente e che non ti prendeva in giro quando piangevi vedendo la tua stanza diversa.
In prima superiore la tua idea di un buon amico era quello che ti accompagnava alle feste perché tu non fossi l'unico studente presente.
In seconda superiore la tua idea di amico era quella persona che ti faceva compagnia durante il pranzo.
In quinta superiore la tua idea di amico era quello che ti portava in giro sulla sua nuova automobile, convinceva i tuoi genitori a non castigarti, ti consolava quando il tuo ragazzo/a ti lasciava e ti aiutava a trovare una compagnia al ballo di diploma. Era quello che ti aiutava a scegliere l'università più adatta, si assicurava che fossi preso in quella dove desideravi andare e ti aiutava a far capire ai tuoi genitori il tuo diritto di andar via di casa.
Alla tua laurea la tua idea di un buon amico era quella persona che pianse profondamente dentro di sé, però ti offrì il suo più grande sorriso quando si complimentò con te.
Dopo l'estate la tua idea di un buon amico era la persona che ti aiutava a raccogliere le bottiglie dopo una festa a casa tua; ti aiutava ad uscire di nascosto quando non riuscivi a convincere i tuoi genitori; si assicurava che tornassi con la tua ragazza/o; ti aiutava a far le valige quando dovevi partire per l'università; ti abbracciava mentre pensavi con tristezza ai ricordi dei tuoi 18 anni che lasciavi dietro di te e, cosa più importante ti fece andare all'università sentendoti amato/a.
Ora la tua idea di un buon amico continua ad essere quello che ti da la meglio tra due scelte; che ti prende per mano quando sei spaventato; ti aiuta a difenderti da quelli che vogliono avere la meglio su di te; pensa a te quando non sei con lui/lei,; ti aiuta a ricordare i momenti che hai dimenticato; ti aiuta a dimenticare il passato, però capisce che ci sono cose che hanno bisogni di tempo per essere dimenticate; rimane con te per offrirti la sua fiducia; cerca sempre di aver tempo per te (anche se deve cambiare i suoi progetti per farlo); ti aiuta a chiarire i tuoi errori; ti aiuta a non stressarti; ti offre il suo sorriso quando sei triste; ti aiuta ad essere una persona migliore e, cosa più importante: TI AMA!
Non è mai tardi per prendere il telefono o inviare un messaggio ad un amico, per dirgli quanto ti manca e quanto lo ami. Ricordati di dire sempre ai tuoi amici quello che pensi, prendi questo scritto come un'occasione per esprimere loro quanto significano per te e per ricordare che è grazie a loro che sei diventato quello che sei oggi e così renderai diversa la loro e la tua giornata.
C'era una volta un ragazzo con un brutto carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.
Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato.
Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì' giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.
Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo. Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno.
I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.
Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: "Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita; non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà."
Una ferita verbale fa male quanto una fisica. Gli amici sono gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il loro cuore.
L'AMICIZIA È IL RAPPORTO UMANO PIÙ BELLO (4)
Il più grande amore umano è quello che gli amici provano l'uno per l'altro, perché il loro affetto è libero e puro.
Ciascuno di noi sceglie liberamente di amare i propri amici senza essere condizionato dall'istinto. L'amore che si manifesta nell'amicizia può esistere fra uomo e donna, fra donna e donna, fra uomo e uomo.
Nell'amicizia non esiste l'attrazione sessuale. Se l'essere umano desidera conoscere l'amore divino attraverso l'amicizia, deve instaurare un rapporto casto e dimenticare completamente il sesso; allora l'amicizia alimenta l'amore divino.
Questa amicizia pura è esistita fra i santi e fra coloro che amano veramente Dio.
Se conoscerete almeno una volta l'amore divino non vorrete perderlo mai più, perché nell'universo intero non esiste niente di simile.
L'amore dà senza pretendere niente in cambio. Io non penso mai agli altri chiedendomi che cosa possono fare per me. E non dimostro mai il mio amore a qualcuno solo perché ha fatto qualcosa per me. Non fingerei mai di amare se non provassi un vero sentimento di amore, e nel momento in cui provo tale sentimento lo manifesto.
Ho imparato dal mio Maestro a comportarmi sinceramente. Alcune persone non nutrono nei miei confronti sentimenti amichevoli, ma io sono amico di tutti, inclusi i nemici, perché nel mio cuore non ho nemici.
L'amore non si può avere a comando; è un regalo di un cuore a un altro cuore.
Siate certi dei vostri sentimenti quando dite a qualcuno: "Ti amo". Se date il vostro amore, deve essere per sempre, non perché desiderate rimanere accanto a quella persona, ma perché volete la perfezione per la sua anima.
L'amore divino, l'amore della vera amicizia, consiste nel desiderare la perfezione per la persona che amate, e nel provare un sentimento di pura gioia quando pensate alla sua anima.
BIBLIOGRAFIA
§ (1) Antoine de Saint-Exupéry - Il piccolo principe - Tascabili Bompiani - XXI
§ (2) Anonimo
§ (3) Anonimo
§ (4) Paramahansa Yogananda - Il Divino Romanzo - Astrolabio