Lettera N° 13: La Relazione
(Inviata il 21 aprile 2000)
Carissimi amici,
riprendiamo la nostra crescita spirituale con i pensieri di J. Krishnamurti, gentilmente inviatici da Ernesto. Il tema affrontato questa settimana è la RELAZIONE.
Vi consigliamo di non leggere i pensieri tutti in una volta, ma quotidianamente, poi rileggerli ancora e poi meditarli. Vi sarà coslì più facipe penetrarne l’essenza.
Buona lettura!
Marilù
SOMMARIO:
§ la relazione è uno specchio
§ la funzione della relazione
§ Come può esserci vero amore?
§ Noi siamo quello che possediamo
§ Relazione
§ Il problema siamo noi
§ Non esiste il vivere soli
* La relazione è uno specchio *
Certamente è soltanto nella relazione che io mi rivelo per quello che sono, vi pare? La relazione è uno specchio nel quale mi vedo come sono; ma siccome a quasi tutti noi non piace quello che siamo, interveniamo positivamente o negativamente per regolare quello che vediamo nello specchio della relazione. Per esempio, scopro nello svolgersi delle mie relazioni qualcosa che non mi piace. Allora comincio a cambiarlo; voglio modificare quello che non mi piace, quello che mi risulta sgradevole. Lo voglio cambiare: questo significa che possiedo già un’idea di come dovrei essere. Ma se mi sono fatto un’idea di come dovrei essere, non posso capire quello che sono. Se ho un’immagine di quello che vorrei essere, di quello che dovrei essere o di quello che non dovrei essere, se possiedo un modello al quale vorrei conformarmi, allora certamente non posso vedermi per quello che sono nelle mie relazioni quotidiane.
Penso che sia veramente importante capire questo fatto, perché ritengo che proprio a questo punto quasi tutti noi ci perdiamo. Non vogliamo sapere che cosa siamo realmente in un dato momento delle nostre relazioni. Finché saremo intenzionati soltanto a migliorare la nostra condizione, non potremo capire noi stessi, non potremo capire quello che è
* La funzione della relazione *
È inevitabile che la relazione sia penosa: questo risulta evidente nella nostra esistenza quotidiana. Una relazione nella quale non ci sia tensione smette di essere tale e diventa semplicemente un confortevole sonno, uno stato soporifero, che è quanto la maggior parte della gente preferisce. C’è conflitto tra il desiderio di tranquillità e la situazione reale, tra illusione e realtà. Se vi rendete conto dell’illusione, potete metterla da parte e dedicare la vostra attenzione a capire la relazione. Ma se nella relazione cercate la sicurezza, la comodità, state costruendo un’illusione; invece la grandezza della relazione consiste proprio nella mancanza di sicurezza. Quando cercate la sicurezza nella relazione, le impedite di funzionare secondo la sua natura, e questo provocherà danni e scompensi di vario genere. La funzione della relazione è certamente quella di rivelare in che stato si trova tutto il nostro essere. La relazione è un processo di autorivelazione, di autoconoscenza. Rivelarci per quello che siamo è doloroso e richiede una continua adattabilità e flessibilità del pensiero e delle emozioni.
Ma la maggior parte di noi evita o trascura la tensione che la relazione comporta e preferisce cullarsi nella comodità di una soddisfacente dipendenza, di una indisturbata sicurezza in un rifugio sicuro. Allora la famiglia e altre relazioni simili diventano un porto sicuro, il rifugio di chi non vuole avere pensieri. Quando inevitabilmente ci accorgiamo di quanta insicurezza ci sia in una relazione nella quale c’è dipendenza, allora rompiamo questa relazione e ne cominciamo un’altra, sperando di trovare finalmente una sicurezza durevole. Ma non c’è sicurezza nella relazione e la dipendenza può solo generare paura. Finché non capiamo come funzionano sicurezza e paura, la relazione rimane per noi un pesante impedimento, una condizione di ignoranza. Allora l’esistenza diventa una lotta penosa senza vie d’uscita, quando non c’è quel giusto modo di pensare che viene solo con la conoscenza di sé.
* Come può esserci vero amore? *
L’immagine che avete di una persona, le immagini che avete dei vostri uomini politici, del primo ministro, di Dio, di vostra moglie, dei vostri figli, sono lì davanti a voi. Queste immagini sono state create dalle vostre relazioni reciproche, dalle vostre paure, dalle vostre speranze. il sesso, il piacere di stare con vostra moglie o con vostro marito, le arrabbiature che vi siete presi, i complimenti che vi sono stati fatti, le comodità che vi siete concessi e tutto quello che la vita familiare vi offre - come è penoso il nostro modo di vivere! -, tutto questo ha contribuito a creare un’immagine di vostra moglie o di vostro marito. E voi guardate avendo davanti questa immagine. E naturalmente vostra moglie o vostro marito si sono fatti un’immagine di voi. Così la relazione tra voi e vostra moglie o vostro marito, tra voi e un uomo politico, è in realtà una relazione tra due immagini. Vi pare? Questo è un fatto. Ma due immagini, che sono il risultato del pensiero, del piacere e così via, come possono provare affetto o amore?
La relazione tra due persone, a qualunque distanza si trovino, è una relazione tra immagini, simboli, ricordi. E in una relazione simile come può esserci vero amore?
* Noi siamo quello che possediamo *
Se vogliamo capire la relazione, ci deve essere una consapevolezza passiva che, lungi dal distruggerla, la rende ancora più vitale, ancora più ricca di significato. In una relazione simile ci può essere vero affetto, c’è calore, c’è un’intimità che non è sensazione o un vago sentimento. E se potessimo accostarci a qualsiasi cosa dando vita ad una relazione del genere, i nostri problemi sarebbero facilmente risolti, i problemi che riguardano la proprietà, che hanno a che fare col bisogno di possedere. Perché noi siamo quello che possediamo. Chi possiede denaro è il denaro; chi si identifica con le cose che possiede, è queste cose, è la casa, è i mobili. Lo stesso avviene quando ci si identifica con le idee o con le persone. Dove c’è la bramosia di possedere, non può esserci relazione. Il fatto è che la maggior parte di noi ha bisogno di possedere qualcosa, altrimenti non avrebbe nient’altro. Se non possedessimo nulla, se non riempissimo la nostra vita con i nostri mobili, con la musica, con la conoscenza, con le cose più diverse, saremmo come delle conchiglie vuote. E queste conchiglie fanno un sacco di rumore, un rumore che chiamiamo vita e che ci soddisfa. E quando quel rumore si interrompe, soffrite, perché scoprite all’improvviso che cosa siete: un guscio vuoto, che non ha molto significato. Rendersi pienamente conto del significato della relazione è azione, un’azione che rende possibile la vera relazione, consentendo di scoprirne la profondità e l’immenso significato. È quest’azione che dà la possibilità di conoscere che cos’è l’amore.
Senza relazione non si può esistere: “essere” significa essere in relazione... Non sembra che la maggior parte di noi si renda conto di questo fatto, e cioè che il mondo è la mia relazione con gli altri, che possono essere una sola o molte persone. Se non capisco me stesso, quello che sono, quello che immagino, tutte le mie relazioni alimenteranno una confusione sempre più grande. Quindi la relazione assume un’importanza straordinaria, non una relazione astratta con le persone in generale, ma la relazione con i miei familiari, con gli amici, con mia moglie, coi miei figli, col mio vicino. In un mondo in cui prevalgono enormi organizzazioni, grandi mobilitazioni di folle e movimenti di masse, ci disturba agire su piccola scala; temiamo di essere personaggi insignificanti che possono solo limitarsi a coltivare il proprio orticello. E ci diciamo: “Io da solo che contributo posso dare? Devo entrare a far parte di un movimento di massa che sia capace di riformare le cose”. Ma la vera rivoluzione non potrà mai essere un movimento di massa: potrà avvenire soltanto mediante la comprensione della relazione. Abbiamo a che fare con un problema immenso e crediamo che debba essere affrontato da migliaia e migliaia di persone; siamo convinti che debba servire una grande organizzazione e la mobilitazione delle masse. In realtà dobbiamo cominciare ad affrontare il problema su piccola scala, e “piccola scala” significa “io” e “te”. Comprendere me stesso significa anche comprendere te, e da questa comprensione nasce l’amore. È l’amore che manca; quello che manca è l’affetto, il calore che nutre la relazione; e siccome nelle nostre relazioni non ci sono amore, tenerezza, generosità, pietà, ci rifugiamo nell’azione di massa, che aumenta spaventosamente la confusione e l’infelicità. Riempiamo i nostri cuori di progetti per riformare il mondo e non vediamo quell’unica cosa che è in grado di risolvere tutti i nostri problemi: l’amore.
Il mondo non è separato da te e da me; il mondo, la società sono l’insieme di relazioni che stabiliamo o che cerchiamo di stabilire tra di noi. Quindi non è il mondo a costituire un problema, ma il problema siamo noi, perché il mondo è la proiezione di noi stessi; per capire il mondo dobbiamo capire noi stessi. Il mondo non è separato da noi; noi siamo il mondo e i nostri problemi sono i problemi del mondo.
Vogliamo fuggire dalla nostra solitudine che ci riempie di paura; così accettiamo di dipendere da un’altra persona, ci nutriamo della sua compagnia. Siamo noi a muovere per primi e trattiamo gli altri come pedine del nostro gioco; quando una di queste pedine si ribella e chiede qualcosa in cambio, ci offendiamo e soffriamo. Se la nostra roccaforte è ben munita, se non ha punti deboli, l’aggressione che ci viene portata dall’esterno non ha grandi conseguenze su di noi.
Le abitudini, che si formano in noi col trascorrere degli anni, devono essere capite e corrette mentre abbiamo ancora la capacità e la tolleranza necessarie per osservarci e studiarci con sufficiente distacco. È ora che dobbiamo osservare e capire le nostre paure. Le nostre energie devono essere impiegate non solo per capire le pressioni e le provocazioni che subiamo dall’esterno, delle quali siamo responsabili, ma anche per capire noi stessi, la nostra solitudine, le nostre paure, le nostre esigenze, le nostre debolezze. Nessuno vive da solo, perché tutta la vita è relazione; ma vivere senza appoggiarsi ad una relazione richiede grande intelligenza e una consapevolezza ancora più grande e sottile, nella quale è possibile scoprire quello che siamo. Un’esistenza condotta nella solitudine, senza questa consapevolezza viva e costante, non fa altro che rafforzare le abitudini predominanti, causa di squilibrio e di una percezione distorta. È ora che dobbiamo renderci conto di quali abitudini particolari influenzano il nostro modo di pensare e di sentire, abitudini che si rafforzano col passare degli anni: comprenderle vuol dire liberarsene. Solo la ricchezza interiore porta con sé pace e gioia.