Lettera Nº 18: Il Castello interiore

(Inviata il 26 maggio 2000)

 

Giovanna della Croce.

TERESA D'AVILA - IL CASTELLO INTERIORE

Introduzioni di Carolyn Humphreys

Traduzione di Letizia Falzone.

Le radici della vite

L’autrice del Castello interiore è Teresa de Cepeda y Ahumada, nota anche come Teresa di Gesù, o Santa Teresa d’Avila.

Chi era questa donna? Com’era? Alcune sue figlie, le monache carmelitane di Terre Haute, nell’Indiana, ci hanno fatto questo breve ma intenso resoconto della sua vita.

“Teresa d’Avila, una carmelitana spagnola del XVI secolo, portò alla Chiesa l’esperienza di una nuova espressione dell’antica regola di Nostra Signora del Monte Carmelo. Vivendo in Spagna, dopo il Concilio di Trento, in un’epoca molto simile alla nostra, decise di ripristinare la regola primitiva del Carmelo, che era stata mitigata, e di infonderle un più profondo spirito di servizio alla Chiesa attraverso la preghiera. A tale scopo fondò il suo primo convento di San Jos‚ ad Avila, nel 1562. La nuova comunità era costituita da un gruppetto di monache di clausura, dedite a una vita di preghiera in solitudine, alla povertà e a un’intensa carità fraterna. Durante la sua vita Teresa fondò diciassette monasteri femminili e, con l’assistenza di Giovanni della Croce, ripristinò la regola primitiva nelle nuove case di frati carmelitani spagnoli. Prima di morire, nel 1582, ebbe la consolazione di vedere le sue fondazioni di monache e di frati riconosciute come una provincia separata dell’Ordine carmelitano, con un proprio spirito, leggi proprie e un proprio governo.

“Caratteristiche di Teresa erano la sua vivacità e il suo fascino, la sua determinazione e il suo intrepido coraggio nell’eseguire tutto ciò che Dio le chiedeva. Possedeva un notevole senso pratico unito a una calda personalità umana arricchita da una grande intelligenza e dall’esperienza datale da Dio delle più elevate espressioni della preghiera. I suoi scritti mostrano la grande varietà delle sue doti umane e soprannaturali offrendo, al tempo stesso, insegnamenti autentici e nobili circa la preghiera e la vita spirituale, che non hanno uguali nella letteratura cristiana. Nel 1970 il papa Paolo VI la proclamò dottore della Chiesa a significare la validità e universalità della sua dottrina.

“Teresa è un esempio e una guida per uomini e donne di questo secolo in ogni situazione e con ogni stile di vita. Tutti coloro che amano la vita, il cui cuore è ricolmo di nobili ambizioni, che sono chiamati a grandi imprese o all’eroismo del dovere quotidiano, possono sceglierla come loro patrona.

Questa santa, infiammata dell’amore per Dio e viva nell’amicizia, ci mostra che la santità e la sanità sono compagne inseparabili di ogni spirito sublime.

Nell’azione e nella preghiera ci sfida a seguirla fino alla vetta.

“Per Teresa d’Avila la preghiera era una conversazione intima e solitaria con il nostro miglior amico, Gesù. Ella ci insegna che, per giungere a Dio, non c’è strada migliore della preghiera e sollecita tutti a percorrerla con determinazione. Vivendo in un tempo travagliato, ci avverte di credere solo a coloro che hanno preso Cristo a modello della propria vita. Tutta la sua esistenza, le sue preghiere e le sue attività sono state dirette al potenziamento della Chiesa. Le sue ultime parole sono un’eco di tutto quello in cui ella aveva creduto e di quello che aveva vissuto; e un segnale di verità per noi. “Sono così felice”, disse, “di morire come figlia della Chiesa” “.

Teresa era una donna dai molteplici carismi. Comprendeva il valore delle amicizie intime. Questo particolare carisma la distingueva, come molte delle sue doti speciali, dalla spiritualità popolare del suo tempo. Teresa aveva un’abilità particolare nel favorire e mantenere rapporti profondi e duraturi.

I suoi amici furono una fonte di sostegno e conforto che ha arricchito tutta la sua vita.

Un amico molto caro a Teresa fu Jeronimo Gracin. Questo frate carmelitano fu particolarmente amato da Teresa. La sua sola presenza bastava a renderla allegra, sebbene le sue preoccupazioni fossero molte. Padre Gracin seguì Teresa nella riforma e divenne il primo provinciale della nuova Provincia dei frati Carmelitani Scalzi.

Fu in seguito a una conversazione tra Teresa e Jeronimo, al Carmelo di Toledo, che nacque l’idea di un altro scritto sul viaggio spirituale verso Dio. Teresa aveva già scritto due libri.

“Il cammino di perfezione”, un libro pratico, con consigli ed esortazioni, inteso ad accompagnare e spiegare le sue primitive costituzioni, e il Libro della Vita, definito “il libro delle grazie di Dio”, il resoconto autobiografico della vita spirituale di Teresa.

Quando Jeronimo Gracin era provinciale, si recò a far visita a Teresa nel suo convento di Toledo. Parlarono di molte cose riguardanti la vita spirituale di lei. Teresa espresse il desiderio di rielaborare alcuni punti spirituali che aveva toccato nella sua Vita. Si rammaricava di non poterlo fare perché il manoscritto era chiuso negli archivi della scrupolosa Inquisizione spagnola.

Teresa aveva un timore reverenziale dell’Inquisizione. Gracin si rendeva conto dei pericoli che potevano derivare da un resoconto più dettagliato e personale del viaggio spirituale di Teresa.  Poiché la Vita non le poteva essere restituita per aggiunte o revisioni, Gracin invitò Teresa a ricordare ciò che poteva, a elaborare altri argomenti e a scrivere un altro libro. Le consigliò di redigere la propria dottrina e altre informazioni in modo generale, senza citare se stessa come la persona da cui provenivano quei pensieri.

Per quanto amasse Jeronimo, Teresa era titubante davanti alla sua proposta di scrivere un altro libro. Aveva allora sessantadue anni. Si sentiva troppo vecchia. Cercò di tirarsi indietro affermando che aveva troppo da fare. Non aveva tempo. Desiderava solo continuare a filare e vivere tranquillamente con le sue sorelle. Si definiva una donna stupida e sosteneva che teologi eruditi avevano già scritto innumerevoli libri sulla preghiera.  Aveva una cattiva memoria. La sua salute non le permetteva una simile tensione. Le erano state date da fare molte cose difficili, in passato, sotto la regola dell’obbedienza, ma il compito attuale di scrivere sulla preghiera le sembrava il più difficile di tutti.

Teresa provava una forte avversione per questo lavoro, ma la sua dedizione all’obbedienza l’aiutò ad andare avanti. Era fermamente convinta che, assolvendo quel compito per obbedienza, le sarebbe sembrato meno impossibile.

La sua preghiera nell’iniziare questo libro fu: “Possa colui nella cui misericordia confido e che mi ha aiutato in altre e più difficili cose, favorirmi e fare questo lavoro per me”. Iniziò il libro con ripugnanza. Quando l’ebbe finito dovette ammettere che il lavoro le aveva dato tanta felicità e che la sua fatica era stata ben spesa.

Ci sono vari concetti di cui si deve essere consapevoli quando s’intraprende uno studio orante del “Castello interiore”. Già il titolo ci dice che lo stile di Teresa è allegorico. Ricorreva a rappresentazioni simboliche per descrivere azioni o verità relative all’esistenza umana. Desiderava comunicare le proprie intuizioni circa la bellezza di una persona in stato di grazia.  Rifletteva molto sul soggetto da impiegare per una tale illustrazione. Vedeva la persona colma di grazia come un bel palazzo d’inestimabile valore. In seguito quest’idea si fuse in un bel castello di cristallo con sette dimore. La settima dimora stava al centro e lì risiedeva il Re della Gloria nel suo splendore, illuminando tutto con la sua luce. Fuori del castello tutto era buio e impuro, infestato di rospi, serpenti e altre creature velenose.

L’oscurità rappresentava il peccato grave. La luce rappresentava la grazia. Questa era l’immagine che Teresa desiderava che tutti vedessero. Le sembrava che nessuno sarebbe entrato nel mondo oscuro e ripugnante del peccato qualora fosse consapevole della luminosa bellezza e dello splendore della vita e dell’amore divini che è la grazia.

Le allegorie di Teresa riempiono gli altri suoi scritti. Sono incantevoli e necessarie perché, nel descrivere eventi straordinari, un individuo deve poter collegare l’ignoto con il noto nell’ambito della propria collocazione culturale e storica.  Teresa dapprima, nel Cammino di perfezione, descriveva una persona colma di grazia come un palazzo d’oro e di gemme preziose. Gesù ci dice che in cielo ci sono molte dimore. Teresa paragona lo spirito di una persona in stato di grazia a un diamante o a un globo di cristallo trasparente che racchiude molte stanze. Oggi, se qualcuno volesse scrivere del viaggio spirituale, o dell’unione con Dio nella preghiera, sceglierebbe un soggetto completamente diverso. Se volessimo pensare a un tema descrittivo per il viaggio di Teresa ai giorni nostri, potremmo prendere in considerazione la definizione di “universo interiore”. Il sistema solare sarebbe il punto di riferimento. Il sole rappresenterebbe Dio e il nostro pellegrino astronauta viaggerebbe di pianeta in pianeta, iniziando dal più esterno, Plutone, e navigando verso Venere e poi verso il Sole. Sarebbe un lungo viaggio nello spazio interiore dal momento che ogni corpo celeste ha le proprie costellazioni, lune e orbite da esplorare.

Un ultimo commento sullo stile di Teresa. Il castello interiore è la sua opera più organizzata. Chi ha familiarità con Teresa potrebbe sorridere a questo punto, perché è risaputo che l’organizzazione non rientra tra le sue qualità di scrittrice.  Possiamo allora riformulare così questa affermazione: Il castello interiore è il lavoro più organizzato in confronto ai suoi altri libri. Leggendo Teresa, ci si accorge ben presto che le sue esposizioni non seguono una progressione ordinata e logica. Non è il suo stile. Fa digressioni, regressioni, progressioni e assai spesso oscilla da una parte all’altra. Il suo stile può ricordare un giocatore di poker che guarda una pila di fiches appena buttata giù. Alla fine il nostro giocatore conosce la propria posizione quando tutte le fiches sono state raccolte. L’ordine di Teresa nel Castello interiore può essere inteso come un ordine disordinato che, alla fine, ha un senso ben preciso.

Teresa iniziò a scrivere Il castello interiore alla vigilia della festa della Santissima Trinità, nel giugno del 1577. Lo finì nel novembre dello stesso anno. Nel frattempo, per un periodo di tre mesi, le incombenze dell’ordine non le lasciarono tempo per scrivere. Impiegò quindi solo tre mesi per completare il libro, eppure lo considerava il suo capolavoro, la sua opera migliore. Era anche il suo testo più spirituale. Un altro titolo impiegato per Il castello interiore era “Le mansioni”, o dimore. Tuttavia, Teresa non voleva che chi leggeva il suo libro immaginasse un castello o una dimora come lei li conosceva o come sono conosciuti oggi. Il suo castello non doveva essere la fortezza medievale cinta da alte mura e protetta da prodi cavalieri, a guardia di re, regine e damigelle, con prototipi di Robin Hood e della sua allegra brigata a scorrazzare per la foresta. E non doveva essere neppure un edificio imponente e maestoso, con ampi corridoi che conducevano a luoghi particolari e sale aristocratiche che ospitavano preziosi manufatti. Teresa non voleva neppure che il suo castello fosse la sede rinomata di magiche e misteriose leggende, come alcuni vecchi castelli.

Ella concepiva il suo castello come un edificio circolare.  All’interno di ogni cerchio c’erano diverse stanze. Se l’osservassimo dall’alto, ricorderebbe i centri concentrici di un bersaglio, con il barilotto nel mezzo, seguito da una serie di cerchi, ciascuno più grande di quello al suo interno. Il cerchio più esterno è la prima dimora, che racchiude molte stanze, più di ogni altra, essendo situato alla periferia. Lo si potrebbe paragonare a un gioco delle composizioni in cui la parte esterna contiene il maggior numero di pezzi. Così come la dimensione dei cerchi diminuisce andando verso l’interno, diminuisce anche il numero delle stanze di ogni dimora, fino alla settima, con la sua unica stanza dove Dio abita nello splendore eterno.

In sezione, il castello di Teresa può ricordare un carciofo o una cipolla. Qui possiamo vedere che il viaggio verso il centro non comporta solo movimenti avanti e indietro e da un lato all’altro, ma anche salite e discese all’interno di ogni cerchio. Se ricorriamo all’esempio del carciofo, vediamo che si deve togliere ogni singola foglia per svelarne il cuore tenero e gustoso. Nella cipolla osserviamo che, eliminando strato per strato la pelle simile a pergamena, otteniamo il nucleo succulento. Ogni strato della cipolla può rappresentare parti di noi stessi in contrasto con l’amore redentore di Dio. La “perla” all’interno del nucleo ci mostra che la dimora interiore di Dio è ubicata in profondità.  Attraverso il miracolo della grazia possiamo vedere la sua luce e il suo amore, che permeano i vari strati dell’io. La sua luce trasforma, rendendoci più consapevoli dell’intensa luminosità del nostro centro più profondo.

Quando s’intraprende un viaggio, ci sono sempre alcune sagge indicazioni da seguire durante il percorso. Così è per il cammino spirituale nel castello interiore. Non ci sono scorciatoie nella crescita di un individuo come essere spirituale. Il viaggio attraverso le dimore può essere paragonato al lento risveglio di una persona dall’oscurità del peccato alla luminosità della potenza amorevole di Dio.

Durante il nostro viaggio nel castello interiore, ci saranno occasioni in cui verrà impiegato il termine “mondo”. Questa parola ha due significati ben distinti. Nel contesto del pellegrinaggio all’interno del castello, non sarà mai associata alla creazione divina. “Mondo” sarà impiegato per indicare tutto ciò che estrania da Dio, o che si oppone alla sua bontà. Designa un luogo dove la gente vive senza fede. La realtà spirituale è annullata dal gusto del consumismo e dell’opulenza. Tutto ciò che riguarda Dio è privo di senso e gli elementi di questo ambiente continuano a crocifiggere Cristo. Questo mondo fine a se stesso è fatto di propaganda politica, testate nucleari, idolatria umana e scaltri operatori. L’orgoglio economico corre di pari passo con l’orgoglio sociale e intellettuale. Il pugno chiuso affronta l’odio con l’odio, la violenza con la violenza, il male con il male. Questo mondo è popolato da società che prosperano sull’azione veloce, sul rapido sollievo, sulle risposte immediate e sul piacere istantaneo. Non c’è riguardo per persone, luoghi e cose. La sua beatitudine di vita è: beato l’uomo che pensa innanzi tutto a se stesso.

Poiché ogni dimora del castello interiore ha molte stanze da esplorare, una persona che sta esaminando una stanza potrebbe scoprire che questa porta a un’altra e poi a un’altra e un’altra ancora all’interno della stessa dimora.

Un individuo scoprirà di poter rimanere per molto, molto tempo in una particolare dimora. Non vi preoccupate! Guardando una catena montuosa, quante vette si scorgono? E se si scala un monte di quella catena, si scoprono altre vette? È evidente! Esplorate!  Quando ci si arrampica su una certa montagna, si salgono e si scendono varie cime. Va benissimo. Nel castello di Teresa non c’è fretta di passare da una dimora all’altra. Non c’è un tracciato preciso a indicare cosa fare dopo. Non c’è bisogno di correre.  Nessuno è costretto ad affrettarsi verso la stanza del trono, né dovrebbe avvertirne l’urgenza.

Sentitevi liberi di rimanere a lungo in una singola dimora.  Aggiratevi per le sue stanze! Non ci sono stadi prefissati nella preghiera. Si avanza, si scivola indietro, si oscilla da un lato all’altro. Non c’è problema! Dio conduce le persone in modi diversi. Non limitate i movimenti dello Spirito santo. È permesso girovagare in tutta libertà sotto le grazie divine. La strada della vita interiore di solito è oscura. Non è di facile comprensione.

La vita spirituale che si svolge all’interno del castello è una faccenda complessa che coinvolge le capacità uniche di ciascun individuo. Comporta una varietà di modi e diverse profondità spirituali. Le sette dimore rappresentano fasi non strettamente serrate e consentono una vasta gamma di variazioni in ogni fase.

Le sette dimore del castello interiore sono divise in due gruppi. Il primo gruppo è composto dalle prime tre dimore. È qui che, in maniera generale, Dio interviene nella vita di preghiera di una persona. Vi si raggiunge la preghiera attiva, praticata attraverso gli sforzi umani e l’aiuto ordinario della grazia. La persona coopera con la grazia. Queste dimore possono essere collegate all’ascesi nel senso che l’individuo è “dedito agli esercizi” o pratiche, che è la traduzione letterale del termine greco. Questi esercizi avvicinano l’individuo a Dio. Mediante l’ispirazione divina e i propri sforzi, si offrono a Dio varie cose che si ritiene gli siano gradite. Teresa non ha dedicato molto tempo alla descrizione di questi stadi, perché riteneva che fossero già stati esposti esaurientemente in altri libri spirituali.

Il secondo gruppo contiene le dimore dalla quarta alla settima. Queste dimore trattano dell’accresciuta attività dello Spirito santo nell’interiorità di una persona. L’attività intellettuale nella preghiera si trasforma lentamente in intuizione spirituale.  Queste dimore si occupano degli elementi mistici della vita spirituale. Qui Teresa discute le forme e i gradi della preghiera mistica e le esperienze che vi si possono verificare.

Non sorprenderà sapere che il cancello d’ingresso al castello interiore è la preghiera. La preghiera è la porta che apre un essere umano al mistero di Dio. Mette in moto un rapporto personale con Dio che è presente nel più profondo di ogni essere. La preghiera è espressione della vera essenza di un cristiano.

Senza la preghiera non c’è vita nel castello. Quando un individuo vive in uno spirito di preghiera, la vita fluisce dal Dio che abita dentro di lui. La fedeltà alla parola o alla bellezza senza parole delle orazioni quotidiane nutre questa presenza devota. La preghiera non solo ci fa entrare nel castello interiore, ma è anche ciò che ci fa progredire al suo interno. La preghiera è la risposta alla grazia e alla chiamata interiore di Dio. Il progresso nel viaggio della fede scaturisce dalle delicate azioni all’interno della preghiera e dal gentile lavorio della grazia.  La preghiera conduce gradualmente un individuo dall’io esterno ed egocentrico all’io interno, cristocentrico. Quando Teresa parla della vita interiore, spirituale, parla della preghiera. La preghiera è la chiave nella ricerca personale di Dio.

Tenendo a mente queste direttive, iniziamo ora il nostro viaggio nel castello interiore.

CAROLYN HUMPHREYS

GUIDA CRONOLOGICA DELLA VITA  DI TERESA D'AVILA

1515

28 marzo: nascita.

4 aprile: battesimo nella parrocchia di San Juan, Avila.

 

1528

Novembre: muore la madre, donna Beatriz de Ahumada.

 

1531

Primavera: ingresso nel collegio agostiniano di santa Maria de Gracia.

 

1532

Autunno: ammalatasi, lascia il collegio e torna a casa.

 

1533

Dichiara al padre la sua vocazione religiosa.

 

1535

2 novembre: fugge di casa ed entra nel monastero della Incarnazione, ad Avila.

 

1537

3 novembre: emette la professione religiosa.

 

1538

Autunno: inizio di gravi malattie che non rispondono ad alcun rimedio e la portano a uscire dal monastero alla ricerca della guarigione.

 

1539

Luglio: ritorna ad Avila in gravissime condizioni di salute.

15 agosto: ha un misterioso collasso che dura tre giorni.

Si riprende e viene portata in monastero.

Per tre anni resta paralitica.

 

1542

Aprile: guarigione completa, attribuita da Teresa a san Giuseppe.

 

1543

24 dicembre: muore il padre, don Alonso S nchez de Cepeda.

 

1554

Quaresima: conversione di fronte a una statua di Cristo coperto di piaghe.

 

1554-1556

Lotte interiori tra suggestioni di vita esteriore e vita spirituale.

 

1556

Inizio del periodo di vita mistica con visioni e grazie straordinarie.

 

1558

Primo rapimento di Teresa.

 

1559

29 giugno: Prima visione intellettuale di Cristo.

Esperienze mistiche: visione del Cristo risuscitato; visione dell’inferno; trasverberazione.

Ottobre: fa un primo progetto per una riforma dell’Ordine.

 

1560

Scrive la prima Relazione spirituale.

 

1560-1562

Fidanzamento spirituale con Cristo.

 

1562

7 febbraio: Breve apostolico che autorizza Teresa a intraprendere le fondazioni della Riforma.

Prima redazione del Libro della mia vita (perduto).

24 agosto: inaugurazione del monastero di S. Giuseppe ad Avila, il primo nel quadro della riforma teresiana.

29 agosto: inizio di un processo sulla sua ortodossia. Comincia a scrivere Il cammino di perfezione.

 

1562-1563

Scrive le Costituzioni, che saranno approvate nel 1565.

 

1563

Teresa è nominata priora di S. Giuseppe.

Fondazione del monastero di Alcal.

 

1565

Verso la fine dell’anno: redazione definitiva del Libro della mia vita.

 

1566

Teresa scrive la prima redazione delle Meditazioni sui cantici.

Prima e seconda redazione del Cammino di perfezione.

 

1567

Riceve l’autorizzazione per nuove fondazioni.

Nei primi giorni di ottobre: incontro con Giovanni della Croce.

 

1568

Novembre: fondazione del primo convento maschile della Riforma.

 

1568 1576

Continuano le fondazioni teresiane.

 

1569

Scrive le Esclamazioni.

 

1571

14 ottobre: Teresa prende possesso del priorato nel monastero dell’Incarnazione.

 

1572

Chiama Giovanni della Croce come confessore delle monache dell’Incarnazione.

Grazia del matrimonio spirituale.

Compone La sfida spirituale.

 

1573

Scrive la storia delle Fondazioni.

 

1574

Torna al monastero riformato di S. Giuseppe.

Scrive la seconda redazione delle Meditazioni sui cantici.

 

1576

Scrive Il modo di visitare i monasteri delle carmelitane.

 

1577

Scrive il suo capolavoro, Il castello interiore.

 

1579

Scrive i Quattro avvisi.

 

1546-1582

Epistolario: 482 lettere.

Poesie e vari scritti minori.

 

1560-1581

66 Relazioni spirituali.

 

1582

Ultima fondazione a Burgos.

4 ottobre: Teresa muore dichiarandosi “figlia della Chiesa”.

 

1614

24 aprile: beatificazione di Teresa.

 

1622

12 marzo: canonizzazione di Teresa.

 

1970

27 settembre: Paolo VI proclama Teresa “Dottore della Chiesa”.