Lettera Nº 21: Il Castello interiore
(Inviata il 16 giugno 2000)
Giovanna della Croce.
TERESA D'AVILA - IL
CASTELLO INTERIORE
Introduzioni di
Carolyn Humphreys
Traduzione di Letizia
Falzone.
CAPITOLO II
Seconda parte
11. Oh Dio, figlie mie, quante anime il demonio deve aver rovinato con questi pensieri! Infatti tutto ciò, unitamente a molte altre cose che potrei dire, sembra alle anime umiltà. Ne è causa il non riuscire ad aver una chiara consapevolezza di sè, che fa deviare la conoscenza di sé; se non usciamo mai da noi stessi, io non me ne meraviglio: c’è da temere questo e peggio. Pertanto vi dico, figlie mie, di fissare gli occhi su Cristo, nostro bene, e sui suoi santi: da essi impareremo la vera umiltà, la nostra intelligenza ne resterà nobilitata, e la conoscenza di noi stessi non ci renderà vili e codardi, perché, pur trattandosi della prima dimora, essa è così eccellente e di tale pregio, che se l’anima sa schivare gli animaletti nocivi che vi si incontrano, non mancherà di passare oltre. Sono terribili gli inganni e le astuzie del demonio per impedire alle anime di conoscersi e rendersi conto del proprio cammino.
12. Di queste prime dimore io potrò parlare con cognizione di causa per l’esperienza che ho di esse. Ripeto, dunque, che non dovete pensare che qui vi siano pochi appartamenti, ma a milioni, perché le anime entrano in questa dimora in molti modi e tutte con buona intenzione. Ma siccome quella del demonio è sempre tanto cattiva, certamente in ognuna egli ha molte legioni di suoi simili per contendere loro il passaggio dall’una all’altra, e le anime, non rendendosene conto, sono oggetto di inganni in mille guise, inganni che riescono meno facili al demonio con quelle ormai più vicine all’appartamento del Re. Qui, invece, essendo ancora attratte dal mondo, ingolfate nei suoi piaceri e perdute dietro ai suoi onori e alle sue esigenze, i loro vassalli (che sono i sensi e le potenze) non hanno più la forza nativa data loro da Dio, e facilmente esse sono vinte, anche se sono animate dal desiderio di non offendere Dio e se si dedicano a opere buone.
Quelle che si vedranno in tale stato devono ricorrere spesso, come meglio possono, a Sua Maestà, prendere come intercessori la Madre sua benedetta e i suoi santi, perché combattano per loro, visto che i propri vassalli hanno ben poca forza per difenderle. In realtà, in qualunque stato, la forza ci deve venire da Dio.
Sua Maestà ce la dia per la sua misericordia! Amen.
13. Com’è miserabile la vita che viviamo! Poiché altrove ho parlato a lungo del danno che ci arreca, figlie mie, il non comprendere bene ciò che riguarda l’umiltà e la conoscenza di noi stesse, qui non ve ne dico di più, anche se si tratta di quanto ha maggior importanza per noi. E piaccia a Dio ch’io abbia detto qualcosa che vi sia utile!
14. Dovete notare che in queste prime dimore non giunge ancora quasi nulla della luce che emana dal palazzo dove abita il Re. Sebbene esse non siano così nere e tenebrose come quando l’anima è in peccato, la luce ne è in qualche modo offuscata, tanto che chi si trova lì non può vederla, e non per difetto dell’appartamento - non so come spiegarmi -, ma perché tutte le cose nocive, serpenti, vipere e altri animali velenosi che vi si sono introdotti con l’anima, non le consentono di percepirla. È come se uno entrasse in una sala inondata di sole, avendo gli occhi così pieni di terra da non poterli quasi aprire. La sala è luminosa, ma egli non gode della luce a causa dell’ostacolo che glielo impedisce, cioè a causa di questi rettili e di questi animali nocivi che lo obbligano a chiudere gli occhi a tutto fuorché a loro. Così mi pare che debba essere di un’anima la quale, anche senza trovarsi in un cattivo stato, è - come ho detto - talmente invischiata nelle cose del mondo e talmente assorbita dagli averi, dagli onori e dagli affari che, sebbene di fatto, in realtà, vorrebbe considerare se stessa e godere della sua bellezza, ne è impedita, né, a quanto sembra, riesce a schivare tanti ostacoli. Eppure è ben necessario, per entrare nelle seconde dimore, lasciar perdere le cure e gli affari che non son necessari, ciascuno in conformità del suo stato. Ciò è di tale importanza per arrivare alla dimora principale, che se l’anima non comincia subito a farlo, ritengo impossibile che vi giunga, e anche che riesca a stare senza grande pericolo in quella ove si trova, pur essendo già entrata nel castello, perché fra bestie tanto velenose è assai difficile che una volta o l’altra non ne venga morsa.
15. Che sarebbe, dunque, figlie mie, se quelle come noi che sono ormai libere da questi ostacoli e si sono già molto addentrate nelle dimore più segrete del castello dovessero, per propria colpa, tornare, uscite da esse, a questa baraonda! In effetti, a causa dei nostri peccati, devono esserci molte persone alle quali Dio ha concesso molte grazie e che per loro colpa le lasciano perire miseramente. Qui, noi siamo libere esteriormente; piaccia al Signore che lo siamo anche interiormente e ci liberi lui da ogni pericolo. Guardatevi, figlie mie, da preoccupazioni che non vi riguardano. Badate che son poche le dimore di questo castello in cui non vi sia da combattere con il demonio. È vero che in alcune sono le guardie - cioè, come credo di aver detto, le potenze - ad avere la forza di combatterlo, ma abbiamo bisogno di una gran vigilanza, per scoprirne gli artifizi ed evitarne gli inganni, qualora egli si trasformi in angelo di luce. C’è una quantità di cose con cui ci può nuocere, insinuandosi in noi a poco a poco, in modo che non ci rendiamo conto del male se non quando lo abbiamo fatto. Vi ho già detto che agisce come una lima sorda e che bisogna scoprirlo fin dal principio.
16. Per farvelo intendere meglio, voglio qui aggiungere qualche esempio. Ispirerà a una sorella così violenti desideri di penitenza da farle credere di non aver riposo se non quando è tesa a tormentarsi. Questo principio è buono, ma se la priora ha ordinato di non fare penitenza senza suo permesso e il demonio le fa credere che in una cosa tanto meritoria può bene osare di contravvenire all’ordine, ed ella, di nascosto, si sottopone a tali prove da perderci la salute e non ottemperare a ciò che impone la regola, vedete da voi stesse dove va a finire questo buon principio.
A un’altra ispirerà un enorme zelo per la perfezione. Anche questa è cosa ottima, ma potrebbe derivarne il fatto che qualunque piccolo difetto delle consorelle le apparisse come una grave mancanza, e che, per conseguenza, avesse gran cura di osservare se esse commettono errori, per correr subito ad avvertire la priora. Potrà anche accadere, a volte, che questo gran zelo religioso non le faccia vedere i propri errori, e le altre, che non conoscono il suo intimo e notano la cura che si prende di osservare le loro mancanze, potranno aversela a male.
17. Ciò che qui il demonio pretende non è cosa da poco, perché il suo scopo è di raffreddare la carità e l’amore reciproco, il che sarebbe un gran male. Rendiamoci conto, figlie mie, che la vera perfezione è l’amore di Dio e del prossimo, e quanto più compiutamente osserveremo questi due comandamenti, tanto più saremo perfette. La nostra Regola e le nostre costituzioni non sono altro che mezzi per meglio osservarli. Lasciamo perdere questi zeli indiscreti che possono farci molto danno, e ognuna badi a se stessa.
Siccome in altro luogo vi ho già parlato a lungo di questo argomento, non mi protrarrò oltre.
18. L’amore reciproco è così importante che io vorrei che non lo dimenticaste mai, perché l’andare osservando nelle altre certe inezie, che a volte non saranno neppure imperfezioni e che forse solo la nostra ignoranza ci farà interpretare nel modo peggiore, può far perdere la pace dell’anima e anche turbare quella delle consorelle: guardate un po’ se non costerebbe cara questa perfezione! Il demonio potrebbe, del pari, far nascere la stessa imperfezione nella priora, e allora sarebbe più pericolosa. In tal caso è necessaria molta discrezione, perché se si tratta di cose che vanno contro la regola e le costituzioni, non bisogna sempre interpretarle nel modo migliore, ma avvisarla e, se non si corregge, informarne il superiore. Questa è carità. Lo stesso va fatto nei riguardi delle consorelle, se si tratta di qualcosa di grave.
Lasciar correre tutto, per paura che sia tentazione, sarebbe ciò stesso una tentazione. Ma dovete star molto attente (affinché il demonio non vi induca in inganno) a non parlare di queste cose le une con le altre, perché il demonio potrebbe trarne gran profitto, introducendo l’abitudine della mormorazione; bisogna parlarne solo, come ho detto, con chi può apportarvi rimedio. Qui, grazie a Dio, non c’è tanto da temere, per il continuo silenzio che si osserva, ma è bene star sempre in guardia.