Lettera Nº 22: Il Castello interiore

(Inviata il 24 giugno 2000)

 

Giovanna della Croce.

TERESA D'AVILA - IL CASTELLO INTERIORE

Introduzioni di Carolyn Humphreys

Traduzione di Letizia Falzone.

LA SECONDA DIMORA L'ingresso al castello

CAPITOLO I

Tratta di quanto sia importante la perseveranza per giungere alle ultime dimore, della terribile guerra che il demonio muove alle anime, e di quanto convenga, per arrivare in porto, non sbagliare strada fin dal principio; suggerisce un mezzo della cui grande efficacia ha fatto esperienza.

1.   Veniamo ora a dire quali saranno le anime che entrano nelle seconde dimore e che cosa vi facciano. Vorrei parlarvene brevemente, perché ne ho parlato altrove assai lungamente, e mi sarà impossibile non ripetermi in molte cose su questo argomento, non ricordandomi nulla di ciò che ho detto. Se almeno potessi presentarvele in modo diverso, so bene che non vi annoierei, come non ci annoiano i libri che trattano di questo, benché siano molti.

2.   Mi occupo qui di coloro che hanno già cominciato a far orazione e hanno capito quanto importi non fermarsi alle prime dimore, ma che non hanno ancora tale salda determinazione da non evitare, spesso, di restarvi, perché non fuggono le occasioni, cosa assai pericolosa. È però grande misericordia divina che talvolta cerchino di sottrarsi a serpenti e a rettili velenosi, comprendendo che è bene allontanarsene.

Questi, in parte, soffrono assai più dei primi, anche se non corrono gran pericolo, perché sembra ormai che capiscano dove esso sia, e si può nutrire grande speranza che andranno avanti.  Dico che soffrono di più, perché i primi son come muti, privi anche dell’udito, e sopportano meglio la pena di non parlare, mentre non la sopporterebbero così, ma con molta maggior fatica, se udissero e non potessero parlare. Ma non per questo è più desiderabile la condizione di coloro che non odono, perché, in fondo, è gran cosa sentire ciò che ci viene detto. Le persone di cui parlo sentono gli appelli loro rivolti dal Signore, perché man mano che si avvicinano di più alla dimora di Sua Maestà, capiscono quale buon vicino egli sia: è così grande la sua misericordia e bontà che, pur stando noi immersi nei nostri passatempi, negli affari, nei piaceri e negli inganni del mondo e pur cadendo e rialzandoci dai peccati (perché fra bestie tanto velenose, la cui presenza è così pericolosa e conturbante, sarebbe un miracolo evitare di inciamparvi e di cadere), ciò nonostante, dico, questo nostro Signore apprezza tanto che lo amiamo e cerchiamo la sua compagnia, che prima o poi non tralascia di chiamarci per farci avvicinare a lui, e la sua voce è così dolce che la povera anima si strugge di non far subito ciò a cui è chiamata. Ecco perché come ho detto - l’udire è maggior pena che non udire.

3.   Ciò non significa che tale voce e tali appelli siano come altri di cui parlerò dopo. Sono parole che si odono pronunciare da persone virtuose, o sermoni, o ciò che si legge in buoni libri, o altre cose di cui sapete che Dio si serve per chiamare a sé un’anima: malattie, tribolazioni e anche certe verità che egli ci insegna nei momenti in cui stiamo in orazione: sia pur fiacca quanto vogliate l’orazione, Dio le apprezza molto. E voi, sorelle, non abbiate in poca stima questa prima grazia né scoraggiatevi, anche se non rispondete subito al Signore, perché Sua Maestà sa aspettare molti giorni e anche molti anni, specialmente quando vede perseveranza e buoni desideri.

La perseveranza è qui la cosa più necessaria, perché con la sua mediazione non accade mai di non guadagnar molto. Ma è terribile il cumulo di assalti dati ora in mille guise dal demonio, e con maggior sofferenza dell’anima, rispetto alla dimora precedente.  Là era muta e sorda - per lo meno udiva ben poco - e resisteva meno, come chi in parte ha perduto la speranza di vincere; qui l’intelligenza è più viva e le potenze più abili: i colpi dell’artiglieria nemica sono tali che l’anima non può evitare di udirli. Allora, infatti, i demoni presentano queste serpi delle attrattive mondane, di cui ho parlato, e danno apparenza di eternità a beni caduchi: la stima in cui si è tenuti nel mondo, gli amici e i parenti, la salute compromessa dalle penitenze (giacché l’anima che entra in queste dimore comincia sempre a desiderare di farne qualcuna), e frappongono mille altre specie di impedimenti.

(continua...)