Lettera Nº 23: Il Castello interiore
(Inviata il 30 giugno 2000)
Carissimi amici,
proseguo con l’invio di questo libro altamente ispirante per il devoto che sente la necessità di una guida spirituale. Dopo aver esplorato la Prima dimora, Teresa ci porta verso la seconda dimora del Castello, questa è la porta principale attraverso cui si accede al Castello vero e proprio. Il trasporto avviene tramite la preghiera. Le persone che vi entrano sono quelle che hanno iniziato una sincera pratica di preghiera e riconoscono l’importanza di questa pratica nella propria vita. La loro preghiera non è più un’orazione occasionale memorizzata e recitata meccanicamente. Ha sviluppato una dimensione più profonda.
In questa dimora i ricercatori spirituali stanno acquisendo nozioni sull’arte della preghiera. Imparano la preghiera attraverso i sensi. Ne leggono, ne sentono parlare, ne discutono, la vedono sotto varie forme e provano soddisfazione nel farla.
Noi tutti di VIP conosciamo il grande valore della preghiera e questa parte del libro ci aiuterà ulteriormente a comprenderne la funzione.
Vi auguro una serena e proficua lettura.
Pace e bene!
Marilù
Giovanna della Croce.
TERESA D'AVILA - IL
CASTELLO INTERIORE
Introduzioni di
Carolyn Humphreys
Traduzione di Letizia
Falzone.
LA SECONDA DIMORA L'ingresso al castello
CAPITOLO I (seconda parte)
4. Oh, Gesù, che baraonda fanno qui i demoni e quali sono le emozioni della povera anima, che non sa se deve andare avanti o tornare alla prima dimora! Perché la ragione, per altro verso, le mostra che si sbaglia a pensare che tutto ciò non valga alcunché in confronto alle sue alte aspirazioni; la fede [invece] le insegna ciò che le deve importare. La memoria le fa vedere dove vanno a finire tutti questi beni terreni, mettendole sotto gli occhi la morte delle persone di sua conoscenza, che hanno molto goduto di essi, ricordandole come alcune siano venute meno per morte improvvisa e quanto presto siano state dimenticate da tutti; come alcune, che conobbe in gran prosperità, ora giacciono calpestate sotto terra, e lei stessa è passata molte volte sul loro sepolcro; incitandola, infine, a considerare il gran numero di vermi formicolanti in quei corpi, insieme con tutte le altre cose che essa le può prospettare.
La volontà propende ad amare chi ha visto darle tali innumerevoli grazie e prove d’amore, e vorrebbe ripagarle, almeno in parte. Soprattutto ha presente come questo vero amante non l’abbandona mai, affiancandola, dandole essere e vita. L’intelletto poi sopravviene a farle capire che non potrebbe acquistare miglior amico neanche se vivesse lunghi anni, perché tutto il mondo è pieno di falsità, e le gioie che le offre il demonio sono piene di tribolazioni, preoccupazioni e contraddizioni. Le dice che può esser certa di non trovare sicurezza né pace fuori di questo castello; che lasci, quindi, di andare per case altrui, perché la sua trabocca di beni, se vuol godere di essa; che non c’è nessuno il quale possa trovare, come nella propria casa, tutto ciò di cui ha bisogno, soprattutto avendo un ospite che lo renderà signore di tutti i beni, se non vuol perdersi, a somiglianza del figliuol prodigo, mangiando cibo di porci.
5. Queste sono buone ragioni per vincere i demoni. Eppure, oh
Signore e Dio mio, l’abitudine in materia di vanità e il vedere che tutti vi tengono dietro, guasta ogni cosa. La fede, infatti, è così morta in noi che propendiamo più verso quanto vediamo che verso le verità che essa ci insegna. In realtà non vediamo se non tanta cattiva sventura in coloro che corrono dietro a questi beni visibili: tutto il danno proviene da quei rettili velenosi con cui siamo a contatto. Infatti, come per il morso di una vipera una persona si avvelena e si gonfia tutta, così è in questo caso: non stiamo abbastanza in guardia. È evidente che c’è bisogno di molte cure per guarire ed è una grande grazia di Dio se non moriamo. Certamente l’anima qui soffre grandi tribolazioni, specialmente se il demonio capisce che per la sua natura e per le sue pratiche abituali ha la capacità di andare molto innanzi. Tutto l’inferno sarà unito per costringerla ad uscire dal castello.
6. Oh, Signor mio! Qui è necessario il vostro aiuto, senza il quale non si può far nulla. In nome della vostra misericordia, non vogliate consentire che quest’anima sia tratta in inganno e lasci la strada iniziata. Illuminatela, affinché veda che dalla sua perseveranza dipende tutto il suo bene e si tenga lontana da cattive compagnie. Le sarà, invece, sommamente utile trattare con coloro che si occupano di queste cose, avvicinarsi non solo a quelli che vedrà abitare nelle sue stesse dimore ma anche a quelli che vedrà penetrati più innanzi, perché troverà in loro un grande aiuto e, a forza di trattarli, può darsi che la introducano dove essi si trovano. Stia sempre in guardia per non lasciarsi vincere, perché se il demonio vede in lei una ferma decisione di perdere piuttosto la vita, il riposo e tutto ciò che le offre, anziché tornare alla prima dimora, la lascerà assai più presto. Sia di animo virile e non somigli a coloro che si gettavano a bere a bocca in giù, quando andavano a combattere non mi ricordo con chi, ma prenda la sua brava decisione, pensando che va a dar battaglia a tutti i demoni e che non c’è arma migliore della croce.
7. Anche se ho detto questo altre volte, è così importante che torno a ripeterlo qui. Non bisogna pensare alle comodità in quest’inizio di vita, perché sarebbe un modo assai volgare di intraprendere la costruzione di un così grande e prezioso edificio, e se si costruisce sull’arena, la fabbrica crollerà e non si finirà mai di essere inquieti e tentati. Non son queste, infatti, le dimore dove piove la manna: quelle sono più avanti, là dove tutto risponde al desiderio dell’anima, perché ella non vuole se non quello che vuole Iddio. È bella questa: stiamo ancora fra mille inciampi, imperfezioni e virtù che ancora non sanno farsi strada, perché nate da poco - e piaccia a Dio che siano già nate - e non ci vergogniamo di voler diletti nell’orazione e di lamentarci di aridità! Ciò non vi accada mai, sorelle. Abbracciate la croce che il vostro Sposo portò sulle spalle e pensate che questo è ciò che dovete fare: colei che più saprà patire, patisca di più per amor suo e sarà la più felice. Circa il resto, che è cosa accessoria, se il Signore ve lo darà, rendetegliene infinite grazie.
8. Vi sembrerà che, per quanto riguarda sofferenze esterne, siete ben decise a sopportarle, purché Dio vi consoli interiormente. Sua Maestà sa meglio di noi ciò che ci conviene; non c’è motivo di suggerirgli quel che ci deve dare, giacché può dirci con ragione che non sappiamo quel che chiediamo. Tutta la premessa di chi comincia a darsi all’orazione (e non dimenticatelo, perché è molto importante) dev’essere di adoperarsi, decidersi e disporsi con tutte le diligenze possibili a conformare la propria volontà a quella di Dio, e come dirò in seguito, siate ben certe che in ciò consiste tutta la maggior perfezione a cui si possa giungere nel cammino spirituale. Quanto più sarà perfetta tale corrispondenza, tanto più si riceveranno grazie dal Signore e si progredirà in questo cammino. Non pensate che ci siano qui astruserie, cose ignorate e mai sentite, perché tutto il nostro bene consiste in tale rispondenza. Se invece sbagliamo fin dal principio, volendo che il Signore faccia la nostra volontà e che ci guidi a modo nostro, che stabilità può avere quest’edificio? Procuriamo di fare quanto sta in noi per guardarci da bestie velenose. Spesso il Signore permette che cattivi pensieri e aridità ci perseguitino e ci affliggano senza che possiamo scacciarli, e qualche volta consente che ci mordano, per insegnar ci a guardarci meglio in seguito e per vedere se ci dispiace molto di averlo offeso.
9. Pertanto non vi scoraggiate se qualche volta vi capita di cadere, così da tralasciare di sforzarvi di andare avanti, perché anche da quella caduta Dio saprà tirar fuori il bene, come fa chi vende la triaca che, per provare se è buona, beve prima il veleno. Quand’anche non vedessimo in altro la nostra miseria e il gran danno che ci procura la nostra dissipazione, se non in questa battaglia da affrontare prima di tornare a raccoglierci, ciò sarebbe sufficiente. Può forse esserci un male più grande di quello di non ritrovare noi stessi in casa nostra? Come sperare di goder riposo in casa d’altri, se nella nostra non possiamo aver pace, quando perfino i più leali amici e i parenti più stretti, con i quali, anche se non lo vogliamo, dobbiamo vivere sempre, cioè le nostre potenze, sembrano muoverci guerra, quasi per vendicarsi di quella che hanno mosso loro i nostri vizi? Pace, pace, sorelle mie! è la parola del Signore, il monito da lui ripetuto tante volte ai suoi apostoli.
Credete pure che se non l’abbiamo e non procuriamo di trovarla in casa nostra, non la troveremo presso gli estranei. Abbia fine ormai, questa guerra. Per il sangue sparso da Cristo per noi, io lo chiedo a coloro che non hanno ancora cominciato a rientrare in se stessi; a quelli, invece, che hanno cominciato, chiedo che la prospettiva della lotta non sia sufficiente ragione per farli retrocedere. Considerino che la ricaduta è peggiore della caduta; essi sanno ormai quale rovina comporti; confidino nella misericordia di Dio e ben poco in sé, e vedranno come Sua Maestà li condurrà da una dimora all’altra, dove quelle bestie pericolose non potranno nemmeno toccarli e dove essi, invece, le assoggetteranno tutte, si burleranno di loro e godranno di molti più beni di quanti ne potrebbero desiderare, intendo dire anche in questa vita.
10. Siccome, come ho detto al principio, vi ho già parlato di come dovete comportarvi in questi turbamenti suscitati dal demonio, e come non si deve procedere a forza di braccia per cominciare a raccogliersi, ma con dolcezza, per poter perseverare nel raccoglimento, qui non aggiungerò altro se non che, a mio parere, è molto opportuno trattare con persone sperimentate. Infatti, voi potreste pensare che vi possa portare danno attendere a occupazioni necessarie. Ma, purché non abbandoniamo l’orazione, il Signore volgerà tutto a nostro vantaggio, anche se non troviamo nessuno che ci dia utili indicazioni. Di fronte al male di lasciare l’orazione non c’è infatti altro rimedio che ricominciare a raccogliersi. Altri menti l’anima andrà perdendo forze a poco a poco ogni giorno di più, e piaccia a Dio che ce ne accorgiamo!
11. Qualcuno potrà pensare che, se tornare indietro è un così gran male, sarebbe meglio non intraprendere mai il cammino e starsene fuori del castello. Vi ho già detto in principio, e lo dice il Signore stesso, che chi si espone al pericolo in esso perisce e ho detto anche che la porta per entrare in questo castello è l’orazione. Dunque, pensare che dobbiamo entrare nel cielo e non entrare in noi stessi, conoscendoci e considerando la nostra miseria e ciò che dobbiamo a Dio, da cui spesso imploriamo misericordia, è una pazzia.
12. Il Signore stesso dice: Nessuno salirà da mio Padre se non per me; non so se dica proprio così, ma credo di sì, e ancora:
Chi vede me, vede il Padre mio. Dunque, se non lo guardiamo mai e non consideriamo ciò che gli dobbiamo e la morte che egli ha sofferto per noi, non so come possiamo conoscerlo o compiere opere in suo servizio, perché la fede senza le opere, e le opere disgiunte dai meriti di Gesù Cristo, nostro bene, che valore possono avere? E chi ci spronerà ad amare il Signore? Piaccia a Sua Maestà di farci intendere il molto che gli siamo costati e come il servo non è da più del padrone; che abbiamo bisogno di lavorare per godere della sua gloria, e che dobbiamo pregare, per non entrare sempre in tentazione.