Lettera Nº 24: Il Castello interiore

(Inviata il 7 luglio 2000)

 

LA TERZA DIMORA (prima parte)

LA DIMORA DELLA VITA ESEMPLARE.

I pellegrini che sono appena entrati nella terza dimora hanno attraversato molte difficoltà. In tutte queste prove hanno risposto alla grazia e confidato in Dio. Teresa copre di lodi questi pellegrini. Li vede come soldati valorosi che, con l’aiuto divino, hanno combattuto per cause giuste e vinto grandi battaglie. Beati quei pellegrini che non sono tornati indietro!  Beati loro, perché il loro cammino è ora sicuro e li porterà alla salvezza! È con la vittoria in queste battaglie che Dio dà ai pellegrini una coscienza fondata su di lui. E le cose rimarranno così Fintantoché non abbandoneranno la strada che conduce attraverso la terza dimora.

CAPITOLO I

Parla della scarsa sicurezza che si può avere finché si vive in questo esilio, quale che sia il grado di elevazione a cui si è pervenuti, e di come occorra procedere sempre con timore. Ci sono alcuni punti che potranno riuscire utili.

1.   A coloro che per la misericordia di Dio sono usciti vittoriosi da queste lotte, e che, aiutati dalla perseveranza, sono entrati nelle terze dimore, che cosa diremo, se non: Beato l’uomo che teme il Signore?. Non è stata una piccola grazia di Sua Maestà che io capisca in questo momento, di poco ingegno come sono al riguardo, il significato in volgare di tale versetto. In verità, a ragione chiameremo beato chi procede in questo modo perché, se non torna indietro, per quanto possiamo giudicarne, è sulla strada sicura, ai fini della salvezza. Da ciò potete vedere, sorelle, quanto sia importante vincere le battaglie di cui ho parlato in precedenza: sono infatti convinta che il Signore non manca mai di darci, in cambio, sicurezza di coscienza, il che non è un vantaggio da poco. Ho detto sicurezza, e ho detto male, perché non c’è sicurezza in questa vita, e pertanto, tutte le volte che ne parlerò, dovete sottintendere: purché non si abbandoni il cammino intrapreso.

2.   È un’enorme disgrazia vivere una vita che ci costringe ad essere sempre come coloro i quali, avendo i nemici alla porta, non possono né dormire né mangiare senza le loro armi, in preda alla continua paura che da qualche parte si possa aprire una breccia nella loro fortezza. Oh, mio Signore e mio bene! Perché volete che si ami una vita così miserabile? È impossibile non desiderare e non chiedere di esserne liberati, a meno che si abbia la speranza di perderla per voi o di impiegarla davvero al vostro servizio, e soprattutto si abbia la certezza che è la vostra volontà a trattenerci in essa. Se lo è, Dio mio, moriamo pure con voi, come disse san Tommaso, perché vivere senza di voi e con questo continuo timore di potervi perdere per sempre, non è altro che morire mille volte. Ecco perché vi dico, figlie mie, che la beatitudine da invocare è di avere la sicurezza dei beati.  Infatti, con simili timori, che gioia può avere colui per il quale tutto il piacere consiste nel contentare Dio? Considerate, inoltre, che erano in tali disposizioni, e anche più perfette, alcuni santi, caduti poi in gravi peccati, e noi non abbiamo la sicurezza che Dio ci darà la mano per liberarcene e darci modo di far penitenza come loro.

3.   In verità, figlie mie, scrivendo questo, sono presa da tale timore che non so come io riesca a scrivere né come possa vivere, quando un simile pensiero mi attraversa la mente, il che accade assai spesso. Pregate, figlie mie, che Sua Maestà viva sempre in me, altrimenti quale sicurezza posso avere con una vita così male impiegata come la mia? E non affliggetevi nel conoscere questa verità, perché ho notato, alcune volte, che vi contristate quando ve ne parlo, e ciò viene dal fatto che vorreste ch’io fossi stata una gran santa: avete ragione, lo vorrei anch’io, ma che fare, se ho perduto questa possibilità e solo per mia colpa? Non mi lamenterò certo di Dio, che non ha mancato di darmi sufficienti aiuti perché i vostri desideri si adempissero, e non posso dirlo senza versare grandi lacrime e senza provare una grande vergogna, vedendo che scrivo per persone che potrebbero farmi da maestre. È stata, questa, una ben dura obbedienza! Piaccia al Signore che, avendolo fatto per lui, vi sia di qualche vantaggio, e pregatelo di perdonare a questa miserabile e temeraria creatura.

Sua Maestà sa bene che posso sperare solo nella sua misericordia, essendo infatti impotente a cancellare la mia vita passata. Non ho altra risorsa se non quella di appoggiarmi alla pietà di Dio e confidare nei meriti di suo Figlio e della Vergine sua madre, di cui indegnamente porto l’abito, che pure voi portate. Lodatelo, figlie mie, perché siete le vere figlie di questa Signora, perché avendo in lei una Madre così perfetta, non dovete più vergognarvi della mia miseria. Imitatela e considerate quale debba essere la grandezza di questa Signora e il bene di averla per patrona, visto che i miei peccati e la mia misera vita non hanno potuto offuscare minimamente lo splendore di questo santo Ordine.

4.   Ma voglio darvi un avviso: non perché l’Ordine sia tale né perché abbiate una tal Madre dovete sentirvi sicure. Davide era un gran santo, e voi sapete chi fu Salomone. Non dovete fidarvi né della vostra clausura, né della penitenza in cui vivete, e neanche fare assegnamento sul fatto che vi occupate sempre di Dio, che praticate così assiduamente l’orazione, che siete distaccate dalle cose del mondo e le avete, a quanto vi sembra, in odio. Tutto questo va bene, ma non basta - come ho detto - per farci smettere di temere.

Pertanto ripetete questo versetto e richiamatelo spesso alla vostra memoria: Beato l’uomo che teme il Signore.

(continua)