Lettera Nº 25: Il Castello interiore
(Inviata il 14 luglio 2000)
LA TERZA DIMORA (Seconda parte)
LA DIMORA DELLA VITA ESEMPLARE.
5. Non so più quel che dicevo, perché ho molto divagato dal tema: quando mi ricordo di me, mi si tarpano le ali e non sono più capace di dire qualcosa di buono; non voglio dunque più pensarci per il momento. Tornando a quello che avevo cominciato a dirvi delle anime che sono entrate nelle terze dimore, il Signore non ha fatto loro una piccola grazia nell’aiutarle a vincere le prime difficoltà; al contrario, gliel’ha fatta assai grande. Credo che, per la sua bontà, di queste anime ce ne siano molte nel mondo: vivamente desiderose di non offendere Sua Maestà, si guardano anche dai peccati veniali e amano far penitenza; hanno le loro ore di raccoglimento, impiegano bene il tempo, attendono a opere di carità verso il prossimo; sono molto regolate nel modo di parlare, di vestire e nel governo della casa, se ne hanno una a cui badare. Certamente, è uno stato degno d’invidia e non c’è motivo, a quel che sembra, che possa esser loro vietato l’ingresso fino all’ultima dimora, né il Signore glielo negherà, se esse lo vogliono, perché la loro disposizione è perfetta e adatta a meritare ogni grazia.
Oh, Gesù! E chi fra noi dirà che non vuole un così gran bene, specialmente dopo aver già superato ciò che vi è di più penoso? Nessuna, certo. Tutte diciamo di volerlo, ma, occorrendo qualcosa di più perché il Signore possegga del tutto un’anima, non basta dirlo, come non bastò a quel giovane cui il Signore insegnò che cosa doveva fare se voleva esser perfetto. Da quando ho cominciato a parlare di queste dimore, l’ho dinanzi agli occhi, perché siamo né più né meno come lui. Generalmente vengono da qui le grandi aridità che si provano nell’orazione, pur essendoci anche altre cause. Tralascio certe tribolazioni interiori, davvero intollerabili, che hanno molte anime buone, senza alcuna loro colpa, e dalle quali il Signore le fa sempre uscire con molto profitto. Non parlo nemmeno di quelle che soffrono di malinconia e di altre infermità. Infine in tutto dobbiamo prescindere dai giudizi di Dio.
6. Ciò di cui sono convinta è che in generale la causa delle aridità è quella che ho detto, perché queste anime, sentendosi nella disposizione di non commettere per nulla al mondo un peccato mortale - e molte di esse non commetterebbero deliberatamente neanche un peccato veniale - e vedendo che fanno buon uso della loro vita e dei loro beni, non possono sopportare pazientemente che si chiuda loro la porta d’ingresso all’appartamento del nostro Re, di cui si reputano e sono vassalle. Ma è così anche per un re della terra: quantunque abbia molti vassalli, non a tutti è dato l’accesso alla sua stanza. Entrate, entrate, figlie mie, nel vostro intimo. Passate sopra ai vostri piccoli atti di virtù, giacché, come cristiane, siete tenute a tutto ciò e a molto di più, e vi basti essere vassalle di Dio. Non pretendete troppo per non restare senza nulla. Considerate i santi che sono entrati nella stanza di questo Re, e vedrete quale differenza ci sia fra loro e noi. Non chiedete quel che non avete meritato. Non dovrebbe neanche sfiorarci il pensiero di poter meritare tale favore, quali che siano i nostri servigi, dopo aver offeso Dio come noi abbiamo fatto.
Oh, umiltà, umiltà! Io non so quale tentazione mi prenda a questo riguardo, non potendo fare a meno di credere che la ragione per cui alcuni danno tanta importanza a queste aridità è un po’ la mancanza di umiltà.
7. Ripeto che lascio da parte le grandi tribolazioni interiori di cui ho parlato, le quali sono molto di più che mancanze di devozione. Mettiamoci alla prova da noi stesse, sorelle mie, o lasciamo che ci metta alla prova il Signore, il quale sa farlo assai bene, anche se molte volte non vogliamo capirlo. Veniamo ora a queste anime così ben regolate, osserviamo che cosa fanno per Dio e vedremo subito come non abbiamo alcun motivo per lamentarci di Sua Maestà. Infatti se, quando ci dice quello che dobbiamo fare per essere perfetti, gli volgiamo le spalle e ce ne andiamo tristi come il giovane del Vangelo, che cosa volete che faccia Sua Maestà, dovendo darci il premio in conformità dell’amore che gli portiamo? E quest’amore, figlie mie, non dev’essere frutto della nostra immaginazione, ma comprovato da opere. Ciò nonostante, non pensate che Dio abbia bisogno delle nostre opere, ma solo della determinazione della nostra volontà.
8. Forse ci sembrerà di aver fatto tutto - a noi che portiamo l’abito religioso, che lo prendiamo di nostra volontà, che lasciamo per Dio tutte le cose del mondo e quanto possedevamo (anche se si tratta soltanto delle reti di san Pietro, perché chi dà ciò che ha ritiene di dar molto). Questa è una disposizione assai buona, purché si perseveri in tutto ciò e non si torni a invischiarsi fra i rettili delle prime dimore neppure con il desiderio. Non vi è dubbio che, perseverando in questo spogliamento e in questo distacco da tutto, si otterrà quel che si desidera. A una condizione, però - guardate che ve lo raccomando -, di ritenersi quali servi inutili - come dice san Paolo ovvero Gesù Cristo - e di non credere che Dio sia obbligato a farci simili favori, anzi di essergli maggiormente debitori, per aver ricevuto di più. Che cosa possiamo dunque fare per un Dio così generoso che è morto per noi, che ci ha creati e ci mantiene in vita, se non ritenerci felici di riscattare almeno in parte ciò che gli dobbiamo per i servigi che ci ha resi (a malincuore uso quest’espressione, ma è proprio così giacché non ha fatto altro in tutto il tempo della sua vita terrena), senza chiedergli ancora grazie e favori?
9. Considerate attentamente, figlie mie, alcune cose che qui sono accennate, anche se confusamente, per il fatto che io non so spiegarmi meglio. Il Signore ve le farà capire, perché dalle aridità possiate trarre umiltà e non inquietudine, che è ciò a cui aspira il demonio. Credete pure che alle anime veramente umili, Dio, anche se non dà diletti, darà una pace e una conformità al suo volere da farle sentire più felici di altre, con tutti i loro diletti.
Molte volte - come avete letto - la divina Maestà li concede ai più deboli e, nonostante la loro debolezza, credo che essi non li cambierebbero con le energie delle anime che procedono nella via delle aridità. Siamo più amici dei diletti che delle croci. Mettici alla prova tu, Signore, che conosci la verità, affinché conosciamo noi stesse!