Lettera
N° 7 – 2001: L’Ansia
(Inviata
il 6 aprile 2001)
(1°)
§
Dr.
Ferdinando Galassi
§
Dr.
Carmelo La Mela
§
Dr.
Stefano Lucarelli
LA
LIBERTÀ IMPRIGIONATA
L’ANSIA
E IL PANICO: come comprenderli e affrontarli
Centro
di Terapia Cognitivo Comportamentale Unità Operativa di Psichiatria (direttore:
Prof. Pierluigi Cabras) Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche
Università di Firenze
Finito
di stampare nel mese di Febbraio 1999.
Vivere,
essere umani, significa avere problemi.
Avere
problemi da risolvere porta ad una condizione di sofferenza emotiva. Alcune
volte si possono fronteggiare questi problemi da soli o con l’aiuto della
famiglia e degli amici.
Ma
proprio come non ci si aspetterebbe di arrivare alla fase più critica di una
malattia prima di consultare un medico, a volte si può trarre beneficio da un
aiuto professionale nel superare i problemi emotivi prima che divengono tanto
gravi da essere inabilitanti.
La
decisione di cercare aiuto è segno di saggezza, buon senso e fiducia nel
proprio potenziale.
In
queste pagine potreste trovare risposte ad alcune delle domande che vi ponete e
consigli che potrebbero esservi utili.
AFFRONTARE
L'ANSIA
L’ansia
è un fenomeno normale di cui tutti facciamo esperienza in continuazione seppure
in misura e con frequenza molto variabile. L’ansia è una dimensione inevitabile
del vivere umano con cui è necessario confrontarsi quotidianamente.
L’ansia
è un fenomeno complesso, universale, che appartiene alla sfera delle emozioni
ed è avvertita come sensazione di attesa di qualcosa d’indefinito e spiacevole,
una sorta di incombenza minacciosa, una irrequietezza psichica non
identificabile ne definibile con precisione. La reazione d’allarme non è
esclusivamente una peculiarità dell’uomo; si ritrova anche negli animali.
Nell’animale
tutti i cambiamenti fisici (aumento della vigilanza, aumento del battito
cardiaco, etc.) sono utili per un comportamento di attacco o di fuga. In altre
parole, di fronte ad una minaccia o pericolo l’animale mette in atto una serie
di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o
tramite l’eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite
l’allontanamento dalla minaccia (fuga). Ciò fa capire l’importanza della
reazione di allarme come condizione che facilita la sopravvivenza dell’animale.
Anche nell’uomo l’ansia, la reazione di allarme, ha un’importante funzione
adattativa.
E’,
ormai, ampiamente dimostrato, il rapporto tra ansia e prestazione. A livello
minimo di ansia la prestazione è praticamente nulla. Con l’aumentare dell’ansia
aumenta la performance, migliora la qualità della prestazione fino ad un
livello ottimale.
Semmai è
l’ulteriore aumento dell’ansia che comporta effetti negativi sulle prestazioni
che decrescono progressivamente fino al punto di massima ansia che corrisponde
all’impossibilità di ogni prestazione, alla paralisi.
Entro
certi limiti l’ansia, quindi, è utile, anzi, necessaria. L’ansia cessa la sua
funzione positiva quando è troppa, quando non è più utile e, quindi, diviene
negativa per l’individuo. Gli stati di ansia possono avere intensità variabile,
da un lieve senso di irrequietezza e di indefinito malessere generale a uno
stato di tensione interno fino a forme acute di panico.
Nelle
forme più lievi il soggetto si sente a disagio, inquieto, teso, insoddisfatto.
Avverte un senso di tensione che non riesce a giustificare. Nelle forme più
gravi si possono provare sensazioni di irrealtà e di sbandamento o di
vertigine, come se le gambe non reggessero e si perdesse il senso
dell’equilibrio.
Nella
PAURA ciò che spaventa e minaccia è esterno e reale, identificabile: si ha
paura di volare, delle altezze, dei luoghi chiusi, dei serpenti, della
malattia, etc. Lo stato d’animo che ne deriva è interamente attribuibile
all’entità della minaccia esterna. Nell’ansia non c’è il riconoscimento di ciò
che ci minaccia come c e, invece, nella paura.
Si prova
paura davanti ad uno stimolo reale (paura di) mentre l’ansia non può essere
ansia di, è una paura senza contenuto. Nella paura c’è un orientamento verso il
futuro, si prevedono conseguenze infauste. E una valutazione che indica un
potenziale pericolo reale in una certa circostanza o evento.
Il
PANICO è la forma più acuta, più intensa e più nettamente delimitabile
temporalmente dall’ansia. Ha spesso la caratteristica della crisi nel senso di
una insorgenza rapida e improvvisa.
INDICATORI
DI ANSIA
§
“Che
cosa succederà se io fallisco questo esame? La mia carriera sarà fallita ancora
prima di cominciare. Io sto così male a pensarci che non riesco a studiare. Ma
io devo studiare o...”.
§
“Non
posso tenere questa conferenza domani perché so che sarò tanto nervoso da
dimenticare cosa dovrò dire. Immagino già come sarà… Tutti quegli occhi su di
me, tutta quella gente che sa quanto io sia nervoso ed inadeguato”.
§
“Quel
lavoro è stato creato proprio per persone con le mie capacità. Dovrei fare il
colloquio di assunzione. Ma potrei bloccarmi e rendermi ridicolo. Non posso
sopportare di fare una brutta figura durante il colloquio. Ciò sarà spaventoso
ed umiliante”.
§
“Ogni
volta che lascio la casa, il mio cuore accelera. Sono sicuro che avrò un
attacco cardiaco. Esattamente come mio padre che è morto di infarto”.
Questi
sono solo alcuni esempi di pensieri e sentimenti che opprimono le persone che
soffrono di ansia e di attacchi di panico. Dal momento che sia l’ansia che il
panico sono l’accentuazione della sensazione di paura, essi indicano il timore
di pericolo o minaccia al proprio benessere. Questo senso di minaccia si
esprime con molte sensazioni fisiche - il “linguaggio corporeo” dell’ansia -
che possono diventare a loro volta motivo di preoccupazione:
§
respiro
rapido,
§
palpitazioni,
§
vertigini,
§
nausea,
§
cefalea,
§
sudorazione,
§
bocca
secca,
§
nodo
alla gola,
§
dolori
muscolari,
§
oppressione
toracica o gastrica,
§
sensazioni
di sbandamento,
§
confusione,
§
vampate
di calore o brividi di freddo,
§
affanno.
Quando
lo stato d’ansia è prolungato, questi sintomi possono sembrare una malattia o
un handicap. Una delle cose più importanti da memorizzare per una persona
gravemente ansiosa è che le sensazioni che sta provando non sono pericolose. Il
polso che corre o il cuore che batte, le vertigini o la nausea, il desiderio di
gridare o piangere o battere sul tavolo: nessuna di queste reazioni fisiche o
emotive indica che la persona è pericolosamente malata o sta per diventare
pazza. Sono soltanto sensazioni spiacevoli e fastidiose. Ma possono essere
tollerate fino a che andranno via. E andranno via.
(continua)