Lettera N° 8 – 2001: L’Ansia (II)

(Inviata il 13 aprile 2001)

 

Cari amici,

mi assenterò dal 18 al 30 di aprile, ragion per cui le prossime

due settimane non avrete miei messaggi e non mi sarà possibile né

rispondervi, né inoltrare le lettere del venerdì. Vi invio

quindi oggi due lettere per tipo (crescita fisica, personale e

spirituale). Confido che nelle vacanze di Pasqua abbiate modo di leggere con più facilità.

Pace e bene!

Marilù

(2°)

§         Dr. Ferdinando Galassi

§         Dr. Carmelo La Mela

§         Dr. Stefano Lucarelli

LA LIBERTÀ IMPRIGIONATA

L’ANSIA E IL PANICO: come comprenderli e affrontarli

Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale Unità Operativa di Psichiatria (direttore: Prof. Pierluigi Cabras) Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche Università di Firenze

NATURA DELL'ANSIA O DEL PANICO

L’individuo ansioso reagisce ad uno specifico oggetto o situazione che spesso è evitato perché può facilmente esserlo. Fino a che l’evento, l’oggetto o la situazione temuti non sono parte integrante della vita, la persona può rimanere libera dall’ansia. Ad esempio le persone che hanno una intensa paura di volare possono programmare di fare tutti i loro viaggi senza utilizzare l’aereo.

Colui che soffre di ansia, tuttavia, non può sempre individuare la causa della sua ansia. E anche se può identificarne la causa, non può sempre evitare di imbattersi in essa; le necessità della vita lo portano a confrontarsi con situazioni temute.

A volte è necessario per una persona avere paura per riconoscere un pericolo reale e prepararsi ad affrontarlo. Un certo grado di ansia può accompagnare tale paura. Ma la persona che soffre eccessivamente di ansia o di reazioni fobiche non risponde alla realtà delle situazioni. Le situazioni che evocano l’ansia non sono oggettivamente pericolose. Una persona può pensare in anticipo ad una minaccia anche quando esiste solo una piccola possibilità che ciò avvenga.

Se la persona si trova di fronte ad una sfida - un esame, un colloquio di lavoro - proverà ansia se ingigantirà le difficoltà ed insisterà sulle conseguenze di un esito negativo.

L’ansia proviene dal modo di pensare a certe situazioni: io penso a cose negative ed evoco sensazioni ansiose.

Allo stesso tempo, si sottovaluta, sorvola o minimizza la propria capacità di affrontare con successo tutto ciò che fa paura.

In altre parole, si dà una interpretazione distorta della realtà che rende ansiosi perché si immaginano pericoli che non esistono o a cui si potrebbe far fronte con efficienza se non si fosse così inabilitati da se stessi, dalle proprie reazioni ansiose.

La reazione ansiosa è corretta (io immagino le cose più terribili e giustamente ho una reazione di paura). È il pensiero associato alla situazione che non è corretto (non esiste gran probabilità che succeda quella cosa di cui ho paura).

La situazione peggiora, quando una persona gravemente ansiosa diventa pienamente consapevole delle proprie spiacevoli reazioni fisiche ed emotive, e comincia ad averne paura ed a spaventarsene anche più della situazione che li scatena.

Tanto più la persona si turba, quanto più i suoi sintomi diventano esagerati e la persona è coinvolta in un circolo vizioso di sofferenza emotiva e fisica che cresce sempre più di intensità.

Oltretutto stare attenti al proprio corpo fa aumentare i messaggi che il nostro corpo ci invia (se si ha paura di avere le palpitazioni, si sta ad ascoltare continuamente il proprio cuore e ciò fa sì che il cuore aumenterà la frequenza delle pulsazioni).

Certi pensieri e immagini accompagnano automaticamente l’esperienza dell’ansia.

Questi pensieri o cognizioni sono usualmente concentrati sul futuro:

“Sarò licenziato”; “Farò la figura dello stupido e sarò umiliato”; “Potrei essere rifiutato”; “Non sarò all’altezza” “Morirò di un infarto”.

La connessione tra questi pensieri automatici e l’ansia che ne deriva ha suggerito che, identificando questi pensieri e poi riformulandoli in modo più aderente alla realtà, l’ansia stessa potrebbe essere modificata e persino sradicata. L’esperienza con pazienti ha fatto sostenere l’efficacia di questo metodo, che è chiamato terapia cognitivo-comportamentale in quanto essa riguarda il modo in cui i pensieri della persona influiscono sulle sue emozioni ed i suoi comportamenti.

(continua)