Lettera N° 9 – 2001: L’Ansia (III)
(Inviata il 13 aprile 2001)
(3°)
§ Dr. Ferdinando Galassi
§ Dr. Carmelo La Mela
§ Dr. Stefano Lucarelli
LA LIBERTÀ IMPRIGIONATA
L’ANSIA E IL PANICO: come comprenderli e affrontarli
Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale Unità Operativa di Psichiatria (direttore: Prof. Pierluigi Cabras) Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche Università di Firenze
IL METODO COGNITIVO
Nell’aneddoto seguente si può individuare il modo in cui la “voce interna” dell’ansia distrugge la capacità di funzionare in maniera adeguata.
Un giovane vuole chiedere un appuntamento ad una ragazza. Ma ogni volta che ha l’opportunità di farlo, spuntano i pensieri ansiosi:
“Lei penserà che sono ridicolo ad essere tanto nervoso. Mi scaricherà ed io mi sentirà tanto stupido che ... ci rimarrò tanto male che ci piangerò. Povero me!”.
Durante l’incontro via via che questi pensieri affluiscono alla sua mente, la sua gola si stringe, la sua bocca si secca e non gli esce una parola anche se ci prova. l’opportunità di un appuntamento se ne va, ed il giovane adesso odia se stesso per aver di nuovo fallito. “Sono un perdente”, pensa.
Come può la terapia cognitivo-comportamentale aiutare questo giovane e quelle persone i cui pensieri ansiosi e la immaginazione interferiscono con la loro capacità di vivere al meglio la vita? Attraverso la terapia si impara ad applicare le proprie capacità di ragionare e di osservare le situazioni che nella vita causano ansia.
Come uno scienziato, con la vita come laboratorio e se stessi come esperimenti, saranno analizzati scrupolosamente i comportamenti, i pensieri e le emozioni che li accompagnano. Pensieri, emozioni e comportamenti sono embricati gli uni con gli altri e si influenzano reciprocamente. Se un individuo si pensa un fallito, proverà vergogna e molto probabilmente fallirà. Si imparerà a verificare le proprie idee per determinare quanto esse siano realistiche.
Quando si riuscirà gradualmente a individuare ed eliminare le distorsioni e le imprecisioni del proprio pensiero, verrà sviluppato un modo corretto e soddisfacente, libero dall’ansia, per trattare le situazioni della vita.
Se si riuscirà a valutare con più attenzione i propri comportamenti, pensieri ed emozioni si scoprirà con stupore che tutto quello di negativo in cui si è creduto per anni non è poi così evidente.
FASI IN TERAPIA COGNITIVA
Il primo passo consiste nel provare a riconoscere un pensiero automatico (quei pensieri che accompagnano ogni comportamento) ogni volta che vi sentite ansiosi. Per aiutare a riconoscere i propri pensieri automatici bisogna tenere queste caratteristiche in mente:
1. Questi pensieri spesso sembrano venire fuori dal niente.
Essi non provengono dai ricordi coscienti o da tentativi di ragionare o sviluppare un filo logico di pensiero.
2. I pensieri sono spesso assurdi, molto spesso il frutto di affrettate conclusioni, come ci si rende conto quando, con l’aiuto del terapeuta, si impara a valutarli con la logica e l’evidenza.
3. Anche se i pensieri sono assurdi e sbagliati, essi probabilmente sembrano plausibili ed attendibili nel momento in cui si provano. Di solito si tende ad accettarli senza critica come un pensiero del tipo: “Il telefono sta squillando - Dovrei rispondere”.
4. Questi pensieri non sono di nessuna utilità ed interferiscono con la capacità di controllare i comportamenti. Quindi, più vengono accettati, più ci si sente ansiosi.
Provate a ricordare cosa vi siete detti e quali immagini mentali o fantasie avete avuto nella vostra mente quando avete cominciato a sentirvi ansiosi.
I pensieri possono essere stati scatenati da un evento immediato - la necessità di sostenere un esame, partecipare ad un evento sociale, prendere un appuntamento per un colloquio di lavoro - oppure possono essere correlati alla possibilità di un evento nel futuro lontano o indeterminato, come sposarsi o divorziare, avere un infarto, un incidente, o un fallimento nella carriera.
Secondo passo, dopo aver imparato a riconoscere questi pensieri, è di registrarli scrivendoli su un blocco. Con l’aiuto del terapeuta, si imparerà a valutarli, a considerarli alla luce della personale logica e specifica conoscenza della realtà. Il terapeuta può anche mostrare come registrare l’ansia su un grafico, raffigurante la frequenza e la durata.
L’ansia può essere raffigurata come una curva che sale, che rimane per un certo tempo in fase attiva e che poi decresce: l’ansia prima o poi passa. Ogni esperienza ansiosa è limitata nel tempo.
Il terzo passo è sviluppare e realizzare strategie per esaminare i propri pensieri e convinzioni riguardo ciò che potrebbe accadere.
Per esempio, il giovane dell’aneddoto programmerà di chiedere un appuntamento alla ragazza, non allo scopo di ottenere l’appuntamento realmente, ma per verificare la sua capacità di fare la proposta, per verificare le idee esagerate sulla probabilità di essere rifiutato e la sua opinione di come il rifiuto lo coinvolgerà.
Il quarto passo è discutere i risultati del test.
Il giovane può scoprire che poiché stava solo facendo una “prova”, la sua ansia per il risultato si era ridotta, e che anche un risultato negativo non era poi così disastroso come se lo era immaginato. Il quinto passo, per esercitarsi ad affrontare le difficoltà, è cercare di immaginarsi “dall’altra parte della barricata”: in tal modo si possono sfidare alcune idee riguardo a ciò che accadrà in certe situazioni. Quando ci si sente a proprio agio nell’applicare i metodi appresi, i pensieri produttori di ansia diminuiranno, e verrà sperimentato un senso di fiducia e piacere nella propria capacità di controllare attivamente le risposte e di andare incontro alla vita così come viene.
(continua)