Lettera N° 12: L’Ansia (VI)
(Inviata il 18 maggio 2001)
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§ Dr. Ferdinando Galassi
§ Dr. Carmelo La Mela
§ Dr. Stefano Lucarelli
LA LIBERTÀ IMPRIGIONATA
L’ANSIA E IL PANICO: come comprenderli e affrontarli
Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale Unità Operativa di Psichiatria (direttore: Prof. Pierluigi Cabras) Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche Università di Firenze
LA PSICOLOGIA PEL PANICO
La nostra esperienza nella cura di persone con panico ci ha insegnato molto circa i pensieri e le immagini che si presentano prima e durante un attacco di panico.
Molti hanno pensieri quali: “sto per morire, avrò un collasso”; “questo è quello buono, un attacco di cuore che sarà fatale”; “cosa succederà se perdo il controllo?”.
Oppure immaginano di avere un collasso per la strada, ignorati dai passanti.
Questi vengono definiti pensieri ed immagini automatiche perché sono rapidi e spontanei ed accadono senza una logica. Tali pensieri ed immagini paiono plausibili quando accadono, ma sono spesso meno credibili visti in retrospettiva. Ripensandoci essi sono chiaramente irreali, esagerati o completamente sbagliati. Sebbene ogni essere umano abbia “pensieri automatici”, in coloro che soffrono di ansia e panico, sono presenti alcuni temi particolari. Il tema del pericolo, ad esempio, è frequentemente presente.
IL CIRCOLO VIZIOSO
I pensieri automatici in situazioni di panico fanno quasi sempre parte di un circolo vizioso di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Generalmente è un pensiero che fa partire il ciclo: ad esempio “cosa succederà se ho un attacco di panico mentre sto guidando?”. Il pensiero, che contiene l’idea del pericolo, scatena ansia ed una serie di sensazioni fisiche e mentali (ad esempio, vertigini, mani formicolanti, mancanza di fiato o sensazioni irreali). Adesso, altri pensieri si formano: “oh no, ho ancora le vertigini; potrei perdere i sensi”. Ad ogni pensiero l’ansia aumenta. La persona è così emotivamente e fisicamente scossa che ha problemi a tornare a pensare in modo razionale. La visione del “tunnel della paura” dove tutti i pensieri sono focalizzati solo sul pericolo imminente si sviluppa via via che ci si concentra sulle proprie paure e sensazioni interne. Guidare diventa sempre più sgradevole e potrebbe essere evitato in futuro. Questa persona può iniziare a pensare che guidare potrebbe peggiorare il proprio stato di apprensione. Potrebbe pensare: “forse è uno sbaglio guidare, qualcosa di terribile potrebbe accadere”.
Altre volte è una sensazione che dà inizio a un circolo vizioso. Le luci sembrano fare “zig e zag” improvvisamente o si sente dolore al torace, confusione od altre sensazioni sgradevoli, al momento inspiegabili.
Arrivano pensieri come “non mi sento bene per niente”, “ho bisogno di aiuto”. Ansia e paura aumentano e la sensazione si intensifica con nuovi sintomi quali mal di testa, nausea, vampate di calore, tremore e ancora altri pensieri sgradevoli.
CONVINZIONI E SUPPOSIZIONI
I pensieri che spaventano hanno origine da convinzioni e supposizioni create da colui che ne soffre.
Tali pensieri ed ipotesi variano da persona a persona ma partono sempre dall’idea che i sintomi di panico indichino un malessere fisico e che possano essere pericolosi.
La persona che soffre di panico si immagina particolarmente vulnerabile. Sostiene esami medici di tutti i tipi ed è convinta di soffrire di varie malattie tipo cefalea, ipertiroidismo, esofagite, ipertensione, etc. Magari un membro della propria famiglia era morto prematuramente o aveva sofferto problemi cardiaci; magari la persona stessa aveva subito una perdita, una malattia od altro.
Non pensa di soffrire di attacchi di panico e anche quando comincia ad essere convinta di avere un disturbo psicologico pensa a piccoli problemi come giganteschi, che piccoli sintomi diventino enormi. E si convince di essere “senza difesa”, incapace di superare quel genere di problema. Di conseguenza comincia a preoccuparsi sul futuro e come evitare il problema o prevenire un suo sviluppo. Essa si convince di dover vigilare attentamente la propria emotività in modo da prendere le misure in caso di difficoltà. Nessuna meraviglia se si manifestano problemi di concentrazione, rilassamento e difficoltà a divertirsi.
RALLENTARE IL CIRCOLO VIZIOSO
Se sintomi negativi ne causano altri a catena, come devono essere fronteggiati? A nostro parere le persone devono abituarsi a reinterpretare le sensazioni fisiche che li disturbano.
Quando si rendono conto che i loro sintomi possono essere spiegati e che le catastrofi che loro immaginano sono estremamente improbabili. la paura di nuovi sintomi si riduce.
I sintomi perdono così il potere di agire sul circolo vizioso di panico ed apprensione.
Il processo di apprendimento necessita di alcuni passaggi.
Le persone devono osservare le emozioni, sensazioni e pensieri che si verificano durante il corso di un attacco di panico. Essi devono identificare ogni immagine: quale catastrofe ci si immagina al manifestarsi dei sintomi? Con questi dati in mano, e con l’aiuto di un terapeuta, i pazienti circoscrivono le idee che provocano in loro panico. Sono rieducati sulla natura dei propri sintomi ed apprendono tecniche che aiutano a ridurre i sintomi ad un livello più accettabile.
Come ultima cosa, ed è il passo più importante, conducono esperimenti che verificano la validità dei loro pensieri e delle loro convinzioni che provocano paura.
ESPERIMENTI E TECNICHE DI RISPOSTA
Nelle persone che hanno avuto attacchi di panico emerge la convinzione che gli attacchi di panico sono pericolosi ed incontrollabili. Tali convinzioni che non corrispondono alla realtà possono essere esaminate e verificate in vari modi.
Una prima strada può essere seguita producendo un “mini-attacco”. Questi esperimenti forniscono valide informazioni per conoscere i fattori che determinano il problema del panico. Per alcuni l’iperventilazione svolge un ruolo importante nella manifestazione dei sintomi. Possiamo accertarlo facendo respirare velocemente e profondamente per un breve periodo di tempo, quindi osservare le sensazioni, pensieri, ed immagini che si presentino. Le persone possono rendersi conto che i loro sintomi sono legati alla respirazione. Può essergli dimostrato che mettendosi un sacchetto di plastica davanti alla bocca e respirando lentamente i sintomi panicosi decrescono rapidamente.
Altri provano sensazioni di panico salendo le scale, correndo, restando sul posto, o immaginando deliberatamente scene paurose. In ciascun caso, dobbiamo considerare la possibilità che normali reazioni fisiche si combinano con i pensieri producendo un “circolo vizioso”.
Esaminare l’evidenza aiuta di solito il paziente a capire che gli attacchi non sono pericolosi sebbene possano essere spiacevoli.
Fare sport, ad esempio, aiuta a far capire che esistono reazioni simili che non sono pericolose e che fanno bene alla salute. Tali informazioni aiutano a sviluppare strategie di risposta.
Se il problema è legato alla respirazione si possono apprendere forme di controllo della respirazione per ridurre al massimo l’iperventilazione. Se la tensione dei muscoli è il problema, esercizi di rilassamento possono essere utili.
Si può indurre la propria mente ad immaginare scene felici.
Si può indurre lo stop alla nostra attività mentale negativa.
Si può controllare il panico spostando l’attenzione su oggetti, suoni, odori, su una conversazione.
Questi sono tutti elementi che frenano lo svilupparsi della paura e di altri sintomi. Ciascuna tecnica si traduce in un esperimento. L’esercizio e la verifica con il terapeuta generano fiducia perché fanno capire che la persona può essere attiva nella ricerca di interventi per diminuire la sua ansia e far fronte agli attacchi.
(continua)