Lettera N° 3: L’importanza di una prospettiva spirituale

(Inviata il 9 Marzo 2001)

 

“Durante gli ultimi 30 anni mi hanno consultato molte persone provenienti da tutte le parti del mondo... E tra i miei pazienti degli ultimi 35 anni io non ne ho trovato uno i cui problemi, in fondo, non fossero altro che la ricerca di una prospettiva religiosa della vita... E furono curati quando riguadagnarono tale prospettiva”.

C. G. Jung (1932)

Tutti i nostri problemi nascono dal fatto che... (1)

Tutti i nostri problemi nascono proprio dal fatto che abbiamo dimenticato la nostra divina eredità e siamo convinti di essere un corpo più o meno bello secondo i canoni attualmente vigenti. Pensate ad un burattinaio che sta muovendo un burattino restando sul suo balconcino; di certo non si vergogna se il suo burattino è nudo o prova paura se la sua esistenza viene messa in pericolo. Ricordate Adamo ed Eva nel giardino terrestre? Erano nudi, non avevano vergogna e tantomeno paura. Cosa accadrebbe se il burattinaio entrasse nel burattino per muoverlo più facilmente? Si vergognerebbe immediatamente della nudità ed inizierebbe a provare paura per tutti i pericoli che l’ambiente esterno gli potrebbe presentare. Questo è quanto è accaduto ad Adamo ed Eva, ovvero l’umanità di tante migliaia di anni fa’. Anziché continuare ad usare il loro corpo fisico come uno strumento di lavoro, ci sono entrati dentro ed hanno cominciato a dire “Io sono Mario”, “io sono Luigi”, e così via.

Non vi ho convinto? Bene provata a pensare al modo in cui usate il verso essere ed avere. Vi rendete conto che per ogni parte del vostro corpo usate il verbo avere (io ho un braccio, io ho una testa, ecc.) e poi mettete insieme le parti che avete e per le parti tutte unite usate forse il verbo essere (io sono Mario, ecc.)?

Dire “Io sono Mario, Luigi, ecc.”, è un grande errore, sia grammaticale che esistenziale. Se volete veramente risolvere i vostri problemi incominciate a considerare il vostro corpo come un meraviglioso strumento da utilizzare giusto per l’arco di una vita.

Quando non sarà più efficiente (perché vecchio o malato) lo lascerete e sarete più vivi di prima. Abbiamo visto infatti come i defunti vivano in un corpo sottile che i viventi non riescono a vedere.

Sapete perché le macchine parcheggiate non si muovono? Perché coloro che le facevano muovere ne sono usciti e sono andati a fare i loro affari. Sapete perché i corpi in un cimitero non si muovono più? Perché le anime (dal verbo animare=dar vita) di coloro che vi erano dentro ne sono uscite e stanno facendo altre cose.

Lo spirito ha bisogno di un buon strumento (2)

Non sono la nostra anima ed il nostro spirito ad aver bisogno di evolvere, ma gli strumenti fisici attraverso i quali si manifestano, e uno di questi strumenti privilegiati è evidentemente il cervello.

Quando si incontra un minorato mentale, bisogna sapere che non è il suo spirito ad essere debole - il suo spirito è forse quello di un grande saggio - bensì il corpo materiale ed il cervello grazie al quale egli deve manifestarsi; è il suo cervello, che è rovinato. Date un violino con le corde allentate a un violinista: anche se fosse il più grande violinista del mondo, non potrebbe suonare. Anche lo spirito è un grande virtuoso, ma per suonare ha bisogno di un buon strumento.

Considera il tuo corpo come un grande amico (1)

Se vuoi cominciare a vivere veramente, senza paure od angosce dovute ai condizionamenti che ti hanno imposto gli educatori, i giornali, la radio e la televisione, comincia a guardare nello specchio, e considerare colui che ci vedi riflesso non come te stesso ma come un tuo prezioso alleato, uno strumento che ti permette di fare molteplici esperienze altrimenti impossibili. È solo per mezzo del tuo corpo che il tuo vero Sé, quello spirituale, può sviluppare le qualità potenziali che Dio gli ha donato al momento della sua progettazione.

Parla a colui che vedi riflesso, salutalo al mattino e chiedigli di aiutarti a combinare qualcosa di buono durante la giornata. Alla sera, prima di coricarti, salutalo di nuovo, sgridalo se ha sbagliato qualcosa ma fagli i complimenti se ha fatto qualcosa di buono.

Ricorda che il corpo che abiti in questa vita è quanto di meglio tu possa avere per fare le esperienze che ti servono. Anche se ha delle imperfezioni, per te rimane il migliore perché le stesse imperfezioni ti permettono di saldare i debiti del passato e sviluppare nella vita attuale la pazienza ed altri virtù. Tutto ciò che avrai imparato andrà ad arricchire il tuo patrimonio spirituale e ti servirà per partire in modo migliore nella vita futura.

Noi tutti siamo preziosi agli occhi di Dio (1)

Quando ci guardiamo allo specchio dobbiamo evitare di chiederci se siamo grassi, magri, belli, brutti, piacevoli o sgradevoli. Chiediamoci invece che cosa ci stiamo facendo con quel corpo. È un corpo unico al mondo; unico perché Dio attraverso di noi ha deciso di fare cose uniche. Dio attraverso di noi può parlare come può farlo solo con la nostra voce, può accarezzare come può farlo solo con le nostre mani. Noi tutti siamo preziosissimi; siamo unici su cinque miliardi di esseri umani!

L'importanza del discernimento (3)

La scelta tra il bene ed il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il Maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo. Ma il corpo e l’uomo sono due cose differenti, e ciò che l’uomo vuole non è sempre quello che il corpo desidera.

Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu veramente desideri quella cosa. Perché tu sei parte di Dio, e vuoi soltanto quello che Iddio vuole; ma fa d’uopo che tu ricerchi nelle profondità del tuo essere per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce.

Non confondere i tuoi corpi con te stesso, né il corpo fisico, né l’astrale, né il mentale. Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sé, allo scopo di ottenere quanto desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.

Quando vi è un lavoro da compiere il corpo fisico vuol riposare, andare a passeggio, mangiare o bere; e l’uomo che non sa dice tra sé:

“lo voglio fare queste cose e debbo farle”. Ma il savio dice:

“Questo che desidera non sono io, e bisogna che aspetti un poco”. Sovente, quando si presenta l’occasione di aiutare qualcuno, il corpo suggerisce subito: “Quanta fatica sarà per me, lasciamo che altri lo faccia”. Ma l’uomo risponde al suo corpo: “Tu non mi ostacolerai nel compiere. un’opera buona”.

Il corpo è un animale al tuo servizio: il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine cura; non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure, e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume...

Il corpo astrale ha i suoi desideri: desideri a profusione: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole aspre, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che tu ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose, e molte altre ancora, non perché vuol farti del male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiarle continuamente. Ma tu non vuoi nulla di tutto questo, e perciò devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo astrale.

Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a se stesso e poco al prossimo. Anche quando tu l’abbia distolto dagli interessi mondani, cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro ed all’aiuto da dare agli altri.

Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molteplici cose che esso brama, anziché all’unica cosa che tu vuoi. Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva; onde anche in questo è necessario il discernimento. Vigila senza posa, altrimenti fallirai.

Il cammino spirituale non conosce compromessi tra il bene ed il male.

Fa ciò che è retto, a qualunque costo, ed astieniti dal fare il male, checché ne dicano o ne pensino gli ignoranti. Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le hai conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione ed il buon senso.

Distingui l’importante dal non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di principi, cedi sempre nelle cose che non hanno importanza, perciò cerca sempre di essere sempre affabile e dolce, ragionevole ed accondiscendente, lasciando agli altri la stessa piena libertà che desideri per te stesso.

Cerca di scorgere ciò che merita di esser fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della cosa. Merita di più fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro, che non una cosa più grande che il mondo forse giudicherebbe buona. Devi distinguere non solo l’utile dall’inutile ma altresì ciò che è più utile da ciò che è meno utile. Cibare i poveri e opera buona, nobile ed utile; tuttavia cibare le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi, ma solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime. Se possiedi la conoscenza è tuo dovere aiutare altri a conseguire questo sapere.

Per quanto saggio tu possa essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto infatti che anche in ciò occorre discernimento, e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere che cosa vale la pena d’imparare. Ogni cognizione è utile ed un giorno avrai tutto il sapere, ma fino a che ne possiedi solo parte, guarda che questa parte sia la più utile.

Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta più parte di Lui puoi manifestare. Studia dunque, ma studia anzitutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare gli altri.

Persevera pazientemente nei tuoi studi, non allo scopo che gli uomini ti considerino erudito, e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché l’uomo savio soltanto può saviamente aiutare. Per grande che sia il tuo desiderio di recare aiuto, se sei ignorante l'opera tua potrà fare più male che bene.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1)   Mario Rizzi, scritti vari non pubblicati.

2)   Omraam Mickhael Aivanhov, Un pensiero al giorno, Edizioni Prosveta.

3)   Brani tratti da Ai piedi del Maestro, di Alcione, pagg. 12-16, Edizioni Adyar, Settimo Vittone (TO).