Lettera N° 8: I sentieri dello Yoga - Ahimsa
(Inviata l’11 maggio 2001)
Cari amici,
per permettere chi non ne fosse a conoscenza, di avvicinarsi alla filosofia dello Yoga, vi invierò settimanalmente alcune mail riguardanti il percorso di questa antichissima disciplina.
Pace e bene!
Marilù
I sentieri dello Yoga
(Tratto da: Goswami Kriyananda "La scienza
spirituale del Kriya Yoga" ed. Amrita)
C’è un ordine da rispettare nell’approccio allo studio della pratica yoga? E qual è la prima tappa? La prima tappa è la comprensione e la pratica degli otto gradi dello Yoga.
Lo yoga è una filosofia teologica il cui scopo non è di negare certi aspetti dell’uomo, ma piuttosto di porre un limite all’emotività negativa, mantenendo un equilibrio fisico e spirituale.
Se c’è una parola che può assurgere a simbolo del Kriya Yoga è proprio la parola “equilibrio”: equilibrio in ogni cosa, che si può tradurre con “moderazione in tutti i campi”.
La chiave ideologica del Kriya Yoga è: “Colui che conosce una goccia d’acqua conosce l’oceano intero, in qualsiasi luogo o tempo egli si trovi”. Allo stesso modo, quando si realizza la verità che abita il tempio del corpo, si conosce immediatamente la verità profonda dell’intero universo..
Gli Yoghi dicono che la Verità non può essere appresa, (perché non diventi acquisizione intellettuale), la Verità può essere sperimentata e vissuta realmente”
Vi sono otto tappe fondamentali nello studio della pratica dello Yoga ossia:
1. YAMA: le astinenze (ciò che non si deve fare)
2. NIYAMA: le osservanze (ciò che si deve fare)
3. ASANA: le posizioni (Hatha Yoga, esercizi di ricarica, mudra, ecc)
4. PRANAYAMA: il controllo del respiro e della forza vitale
5. PRATYAHARA: il ritiro dai sensi
6. DHARANA: la concentrazione
7. DHYANA: la meditazione
8. SAMADHI: la contemplazione (l’illuminazione, l’estasi)
Le prime quattro tappe sono dette “esterne” o grossolane, mentre le quattro seguenti sono dette “interne” o sottili. L’obiettivo delle prime quattro tappe è quello di purificare contemporaneamente la mente e il corpo fisico. Yama e Niyama costituiscono una coppia inseparabile.
La prima di queste otto tappe è YAMA, le astinenze. Si tratta di:
1. NON commettere violenza (AHIMSA)
2. NON mentire (SATYA)
3. NON rubare (ASTEYA)
4. NON essere sensuali (BRAHMACHARYA)
5. NON essere avidi (APARIGRAHA)
A loro volta tutti gli YAMA sono suddivisi in tre gruppi:
1) intellettuale
2) verbale
3) fisico
1° YAMA: LA NON VIOLENZA (Ahimsa) - Non-violenza intellettuale (Baudhika Ahimsa)
La non-violenza totale è la rinuncia ad ogni pensiero, parola o azione violenta. La fonte di ogni violenza è nell’intelletto.
La pratica della non-violenza produce un certo numero di effetti:
1) consente di accumulare buon karma in questa vita e anche per le vite future;
2) favorisce l’assenza di agitazione mentale e questo permette una maggiore concentrazione;
3) porta nella nostra vita, in modo magnetico e mistico, individui ed eventi non violenti. Permettendo così scambi intellettuali gradevoli e gioiosi.
Quando la mente si impegna nel concetto di ahimsa l’intelletto non è più disturbato neppure se vi feriscono, vi provocano, vi insultano.
Non-violenza verbale (Vachika Ahimsa)
La violenza verbale si manifesta in diversi modi quali:
1) le ingiurie
2) gli insulti
3) il linguaggio collerico
4) i cattivi consigli
La non-violenza verbale si acquisisce attraverso le seguenti abitudini:
1) parlare con dolcezza
2) parlare con gentilezza
3) parlare con saggezza
Nel “Mahabharata” c’è un vecchio detto: “Una ferita causata da una freccia o da un’ascia guarisce in fretta, ma la ferita causata da parole cattive guarisce lentamente”.
Non-violenza fisica (Sharirik Ahimsa)
Significa non offendere in alcun modo fisico il corpo nostro e altrui.
Usiamo violenza contro il nostro corpo con un’alimentazione impropria o con un ritmo di vita inadeguato o con il suicidio.
Secondo gli Yoga Sutra quando si è stabili nella non-violenza, la violenza non può più raggiungerci.
È importante notare che le regole proposte per la pratica di yama e niyama si applicano secondo 4 criteri:
1) l’ordine
2) il tempo
3) il luogo
4) le circostanze
Fermo restando l’osservanza di questi criteri (ad esempio non si deve uccidere per mangiare carne, ma si può uccidere un animale feroce se questo minaccia la vita di un bambino), il voto di non-violenza implica una grande vigilanza per non uccidere alcun essere vivente.
Dobiamo soppesare costantemente i pro e i contro di un'azione, sia essa interiore o esteriore.
Nella pratica dello Yoga lavoriamo alla non-violenza in questo modo:
1) Controllo fisico: non uccidere, non colpire, non ferire.
2) Controllo verbale: non pronunciare parole che possano ferire.
3) Controllo del pensiero: padronanza dell’umore e dell’atteggiamento mentale.