Lettera N° 10: I sentieri dello yoga –
Brahmacharya - Aparigraha
(Inviata l’1 giugno 2001)
I sentieri dello Yoga
(Tratto
da: Goswami Kriyananda "La scienza spirituale del Kriya Yoga" ed.
Amrita)
4° YAMA: LA NON SENSUALITÀ,
IL CELIBATO (Brahmacharya)
Secondo la
tradizione indiana la vita di un uomo è divisa in 4 periodi, il primo dei quali
è lo studio: comprende la pratica del celibato, lo studio delle Sacre
Scritture, e quello delle materie accademiche. Alla fine di questo periodo si
presentano 3 possibilità:
1. Smettere
di studiare e addossarsi le responsabilità di una vita di famiglia (“vasu”)
2. Continuare
gli studi e rimandare la formazione di una famiglia (questo è possibile
tradizionalmente fino all’età di 36 anni). Durante questo periodo che dura 12 anni,
bisogna mantenere il celibato (“rudra”).
3. Decidere
di passare il resto della vita in contemplazione, studio e celibato. Se pratica
il celibato fino all’età di 48 anni verrà chiamato “aditya”, se lo pratica per
il resto della vita verrà chiamato “maishthika bramhacharya”. Se consacrerà
tutta la sua vita alla ricerca spirituale sotto l’aspetto di un monaco si
parlerà di “sannyasi”.
Lo yoga precisa
che la posizione di un capo famiglia non è inferiore per nulla a quella del
“sannyasi”.
Il celibato viene
mantenuto solo nel primo periodo della vita, i testi sacri dicono che la
procreazione è un rito sacro. Non è un atto che dovrebbe imbarazzare chi
intraprende una vita spirituale, anzi attraverso questo rituale religioso
aiutiamo un’anima a ritornare per avere una nuova possibilità.
Celibato
intellettuale
La gita insegna
che quando un uomo desidera ardentemente un oggetto sviluppa una forma di
attaccamento nei suoi confronti, da cui nasceranno desideri che frammenteranno
l’energia vitale.
Lo scopo del celibato
è quello di preservare l’energia pranica. Gli yoghi affermano che
l’autodisciplina della nostra vita sessuale è una delle chiavi di successo per
accedere alle facoltà mistiche superiori degli stati di coscienza più elevati.
Tre sono i punti
fondamentali su questo argomento:
1.
Il sesso opposto va considerato da un punto di vista spirituale.
2.
La sessualità va considerato come un mezzo nobile che può
permettere ad un’anima di reincarnarsi
3.
il desiderio sessuale troppo “ardente” va controllato per non
frammentare la forza vitale.
Per raggiungere
l’equilibrio quindi occorre fare l’amore con moderazione, considerando l’atto
come un’occasione speciale, senza eccessivo attaccamento al sesso.
Celibato verbale
(Vachika Brahmacharya)
Significa
controllo sul proprio linguaggio e sull’uso di espressioni di carattere
sessuale. Le familiarità oscene e le canzonacce dovrebbero essere evitate
completamente. Tuttavia non bisogna esagerare, occasionalmente un’allusione
scherzosa alla sessualità può essere davvero buffa e saper ridere è senz’altro
più normale, più spirituale che rimanere seri e indignati. È bene ricordarsi
che in ogni cosa dobbiamo cercare e trovare l’equilibrio.
Celibato fisico
(Sharirik Brahmacharya)
Premesso che per
l’individuo sposato è importante non avere alcun timore riguardo alla
sessualità e alle relazioni intime, né temere l’estasi, giacché essa ci ricorda
l’amore di Dio. Ci sono alcuni consigli che secondo lo Yoga andrebbero
applicati:
1.
Evitate di mangiare cibo preparato da una persona che irradi una
forte sessualità o troppa negatività.
2.
Tenete pulito il corpo (quando il corpo non viene tenuto
abbastanza pulito secerne energie che provocano eccitamento fisico e sessuale).
È quindi consigliabile fare almeno un bagno o una doccia al giorno, ponendo
particolare attenzione alle zone di secrezione (ascelle, inguine…). Queste zone
vanno lavate con acqua tiepida evitando prodotti irritanti.
3.
La biancheria intima dev’essere particolarmente pulita e cambiata
quotidianamente.
4.
Il cibo deve essere composto di alimenti facilmente digeribili e
non stimolanti.
5.
Gustate la sessualità con un atteggiamento “nobile”: l’amore è un
fenomeno attraverso il quale andiamo, insieme ad un’altra persona verso
l’illuminazione.
6.
Quando fate l’amore fatelo con la totalità del vostro essere,
siate limpidi mentalmente: l’amore è un mezzo per dirigere grandi quantità di
energia pranica attraverso il proprio corpo e tuttavia, solo dirigendo questa
energia vitale verso il vostro partner, con tutto l’amore fisico e mentale
possibile, riceverete la stessa quantità di energia cosmica nel vostro
universo.
5° YAMA: LA NON-AVIDITÀ (APARIGRAHA)
È il quinto e
ultimo yama, ma per importanza è il secondo, in quanto la sua pratica è la
chiave del controllo dell’energia della vita.
§
Non avidità intellettuale: si perfeziona mediante la meditazione,
il discernimento e la riflessione (morte del potere della mente).
§
Non avidità verbale: significa non pronunciare parole torbide che
alimentino intrigo, seduzione o che destino scandalo (non parlare in modo
superficiale ed evitare le chiacchiere inutili).
§
Non avidità fisica: praticare il “non attaccamento” fisico
significa riconoscere quali sono i nostri bisogni reali e necessari
soddisfandoli, ma NON andare oltre queste necessità. In altri termini è normale
e non avido desiderare un paio di scarpe, un abito, ecc., i bisogni
dell’individuo variano nel corso del suo progredire. La “non avidità fisica”
comporta anche il fatto che non dovremmo sviluppare troppo attaccamento nei
confronti della nostra famiglia o di altre persone, perché questo potrebbe
condurci al senso di possesso. Questo comporta anche che non si diventi gelosi,
né invidiosi. In ultimo, osservare la “non avidità fisica” significa pagare
tutti i debiti, sia in senso materiale, sia in senso spirituale nei confronti
di: parenti, amici, passato, ecc. pagare i propri debiti nei confronti della
civiltà in cui viviamo significa lasciarla in uno stato migliore di quella in
cui l’abbiamo trovata. Per farlo possiamo: progredire spiritualmente; emanare
gioia; insegnare; fare fronte ai nostri obblighi spirituali.
Dice Patanjali che
colui che è fermamente stabile nella “non avidità”, comincia a capire chi è,
che cos’ha, chi è stato nella sua precedente incarnazione e chi sarà nella
prossima.
Conclusione.
Lo scopo degli yama
è di portare la pace, la tranquillità e la serenità mentale. Se oggi combattete
per un mese per fare scomparire un desiderio, l’allenamento e la disciplina
faranno in modo che fra qualche tempo (quanto dipende da voi), la vostra
battaglia duri solo più cinque minuti, più tardi basteranno 5 secondi, il tempo
di dire “NO” alla mente e questa saprà che quando è no è no, e non reagirà.
Si potrebbe dire,
dunque, che tutte le regole dello Yama sono unite da un unico proposito:
impedire allo yoghi di dare un indirizzo sbagliato alle proprie energie che
egli deve incanalare verso delle azioni costruttive, per mezzo delle quali
raggiungerà il potere indispensabile per ottenere delle forme di realizzazione
molto più alte.
Con l’Ahimsa, LA
NON VIOLENZA, egli non sciupa le energie in aggressività.
Il NON RUBARE e il
non desiderare la roba d’altri l’aiuterà a non sciupare inutilmente le sue
forze in desideri futili ed in ciò che non gli è di nessun giovamento per
aiutarlo a camminare lungo il sentiero che conduce alla perfezione.
Con il NON ESSERE
SENSUALE egli sottrae la sua energia all’attrazione dei piaceri esterni ed in
tal modo potrà godere liberamente dei piaceri più grandi, più delicati,
provenienti dalla beatitudine dell’anima.
Con la NON AVIDITÀ
ed il non attaccamento, egli conserverà intatta l’energia per camminare spedito
verso la libertà.
Un secchio bucato
non può essere riempito di latte. La mente dell’uomo, nello stesso modo, non
può essere colmata di pace divina se è continuamente dispersa dall’attaccamento
ai desideri. Le regole dello Yama vogliono aiutare lo yoghi a «tappare i buchi»
del corpo e della mente affinché non si perda il «latte»della pace divina.
(continua)