Lettera N° 13: I sentieri dello yoga - I Niyama - Tapas

(Inviata il 13 luglio 2001)

 

LE LEGGI DI NIYAMA

3° NIYAMA: AUSTERITÀ (tapas)

Il terzo niyama è l'austerità, definita come capacità di sopportare la fame, la sete, il caldo e il freddo nonché le altre difficoltà.

Grazie alla pratica dell'austerità intellettuale, verbale e fisica si possono far comparire i "siddhi" ovvero l'energia yoghica che si libera dentro di noi e ci permette di accedere all'inaccessibile.

Austerità mentale (Baudhika Tapas)

Nella coscienza mentale dell'umanità scorrono due correnti opposte: quella del pensiero e quella dell'emotività. Ad esempio, nel campo del pensiero, una corrente sarà "Posso fare questa cosa", mentre l'altra dirà "Ho paura di farla". Nel campo dell'emozione questo si tradurrà in "amo" e "odio". L'austerità mentale significa riequilibrare queste tendenze opposte, il che comporta l'eliminazione dell'attaccamento, dell'ego e della presunzione; dopo di che la mente, non più distratta, entra in stato di quiete, centrata ed equilibrata, il che consente di tenere sotto controllo gli organi sensoriali. Esercitando questo controllo si è allora capaci di interiorizzarsi nell'universo dei chakra. La consapevolezza nei confronti di un chakra equivale ad accedere al siddhi relativo.

La Gita precisa che l'austerità mentale consiste in:

1.   quiete mentale

2.   equanimità mentale

3.   silenzio mentale

4.   controllo delle propensioni non equilibrate.

Una volta conseguiti questi quattro aspetti dell'austerità mentale, si purifica il chakra Anahata (quello del cuore). Quindi si purifica un atteggiamento facendolo diventare giusto e appropriato. Se la quiete e l'equanimità mentali non sono conseguite e se non vi è alcun controllo su tendenze non equilibrate, ci sarà una grande dispersione ed un frammentarsi delle correnti vitali raccolte mediante la pratica degli yama e dei niyama. Essenzialmente l'austerità mentale consiste nel non permettere che gli organi sensoriali si attacchino agli oggetti dei sensi.

La Bhagavad-Gita dice che tre sono le porte dell'angoscia, nemica del risveglio, ovvero: l'avidità, la collera e il desiderio.

È importante sottolineare che se l'intelletto è schiavo di uno di questi stati, anche la mente lo diverrà. È nella natura propria della mente il correre dietro agli oggetti e quindi allontanarsi dalla consapevolezza dei chakra equilibrati. Così essa si allontana anche dalla saggezza e dalla coscienza cosmica. Tuttavia, grazie all'austerità mentale, la mente può ritirarsi dai suoi movimenti esterni per ritrovare una qualità di consapevolezza interiore.

Austerità verbale (Vachika Tapas)

L'austerità nel linguaggio consiste nel reprimere l'agitazione verbale, il che implica generalmente che si evitino le parole che possono ferire e muovere critiche, ma anche le discussioni tendenzialmente aggressive che potrebbero far male a qualcuno. Bisognerebbe anche evitare di alimentare o attivare propositi malevoli altrui. L'austerità verbale significa che dovreste solo dire parole belle, pregnanti e necessarie. Spesso anche il voto di silenzio è considerato una forma di austerità verbale.

Austerità corporale (Sharirik Tapas)

Un individuo che pratica l'austerità corporale dovrebbe poter sopportare la sete o la fame, il caldo e il freddo, il guadagno o la perdita. La capacità di sopportare prove fisiche è estremamente importante se si vuole raggiungere la felicità. È noto che senza prove fisiche non si può sviluppare l'autodisciplina e che senza autodisciplina non si può conoscere l'appagamento; si dice anche che India, il re di tutti gli dei, praticò le austerità per 104 anni, e che al termine di questo periodo soltanto acquisì la conoscenza della creazione. D'altronde, su un piano mistico, la pratica dell'austerità fisica che consiste nel sopportare la fame e la sete, il caldo ed il freddo nonché altre paia di situazioni contrarie, è estremamente importante.

È grazie alla comprensione e alla capacità di sopportare tali situazioni contrarie, che si impara ad equilibrare le grandi opposizioni che abitano in noi, ida e pingala (il lato sinistro e destro dei chakra), e questo per consentire il risveglio di sushumna che conduce alla Realizzazione di Dio. Non è sufficiente purificare il corpo soltanto, bisogna anche elevare e dirigere le energie verso tutti i chakra. Soltanto quando tale energia viene condotta nel corpo, e diretta verso i chakra superiori, la coscienza può spostarsi attraverso il canale equilibrato verso i regni più sottili della supercoscienza.

La Gita precisa che esistono tre tipi di austerità:

1.   tamasica (pesante)

2.   rajasica (passionale)

3.   sattvica (calma e posata).

Secondo la Gita, le austerità praticate in modo testardo sono "tamasiche", quelle praticate allo scopo di acquisire qualcosa sono dette "passionali", quelle praticate senza desiderio, al solo scopo di realizzare l'appagamento e l'equilibrio dei meccanismi mentali interni sono "sattviche"; il risultato delle austerità tamasiche o rajasiche non dura, e in realtà l'austerità sattvica che purifica il corpo, l'intelletto e la mente è l'unica che dovrebbe essere praticata.

La filosofia dello yoga precisa che tutte le vostre attività ed atteggiamenti dovrebbero essere improntati alla moderazione: dovreste dosare gli sforzi spirituali proprio come il lavoro o le distrazioni, in modo da non essere mai in uno stato di pesantezza o di fatica su nessun piano, sia esso fisico, mentale o spirituale. Secondo i saggi antichi, la mente, fin dall'inizio dei tempi, si è legata al desiderio: è dunque importante purificare la mente dai desideri ai quali si aggrappa, e lo yogi sostiene che la mente non può essere purificata senza la pratica dell'austerità.

BIBLIOGRAFIA

§         Goswami Kriyananda "La scienza spirituale del Kriya Yoga" ed. Amrita